Carteggio Ludwig-Paul Wittgenstein 1920-1939

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 Carteggio Ludwig-Paul Wittgenstein 1920-1939 


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Ludwig Wittgenstein

Carteggio Ludwig-Paul Wittgenstein 1920-1939

 

 

La traduzione è stata condotta sulla seguente edizione: Wittgenstein. Eine Familie in Briefen, a cura di Radmila Schweitzer e Brian McGuinness, Haymon, Innsbruck-Vienna 2018. Si ringraziano i detentori dei diritti d'autore, e in particolare Joan Ripley, erede di Paul Wittgenstein, e Radmila Schweitzer, della Wittgenstein Initiative, per aver generosamente concesso al Ludwig Wittgenstein Project l'autorizzazione a pubblicare questa traduzione. Si ringraziano inoltre per aver contribuito a finanziare questa traduzione l'associazione Wikimedia Italia e i donatori e le donatrici che hanno partecipato alla raccolta fondi del novembre-dicembre 2022. Questa traduzione è pubblicata secondo i termini della licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

La seconda edizione è stata riveduta e corretta da Michele Lavazza e Filippo Villaggi. Si ringrazia Frederic Kettelhoit per la preziosa collaborazione. La prima edizione è consultabile sul sito del Ludwig Wittgenstein Project.

Questa edizione riproduce le 38 lettere tra Ludwig e Paul Wittgenstein, tra quelle presenti nell'edizione originale citata, che erano precedentemente inedite in italiano. La numerazione delle lettere segue quella dell'edizione originale. Le note sono dei curatori dell'edizione originale, tranne quando indicato dalla sigla N.d.T., nel qual caso sono della traduttrice, o dalla sigla N.d.C., nel qual caso sono dei curatori della seconda edizione italiana.

La traduzione di Rosaria Egidi dell'introduzione di Brian McGuinness è stata condotta sul testo dell'edizione originale citata. Tale introduzione è apparsa in Brian McGuinness, Wittgenstein tra Vienna e Cambridge. Origine e rapporti con la cultura e i pensatori del suo tempo, a cura di R. Egidi e R. Pujia, Quodlibet, Macerata 2022, pp. 39-57, ed è qui riprodotta per gentile concessione dei curatori di questo volume. Tutti i diritti sul testo dell'introduzione sono riservati.


Brian McGuinness

Introduzione

Molti considerano Ludwig Wittgenstein un enigma, cioè qualcosa del genere che egli stesso menziona nel Tractatus: «L'enigma [del mondo] non c'è» (6.5). La chiave per risolvere almeno uno di questi enigmi si trova in un concetto al quale non per caso Wittgenstein teneva molto: il concetto di «somiglianze di famiglia» (Familienähnlichkeiten). Si capisce meglio questo concetto se si tenta non solo di individuare le intersezioni tra le classi che lo definiscono ma anche di determinare una serie di proprietà che, variabilmente legate tra loro, compaiono nel quadro di un intero gruppo, esattamente nel quadro, in questo caso, della famiglia di Ludwig, e in particolare dei suoi fratelli e delle sorelle.[I 1] Si tratta propriamente di una famiglia che riuscì, per la sua ricchezza ma anche per la coscienza che aveva di sé come gruppo, a costruirsi un proprio mondo, costituito da un sistema di reciproco sostegno, di comuni valori e di una propria cerchia di «clienti» (nell'antico senso latino di «clientela»). Persone di ogni strato sociale: pittori, musicisti, studenti, amici e conoscenti di ogni colore venivano invitati in questa cerchia e in essa protetti, impiegati, sovvenzionati, in una parola «incorporati» nella famiglia. Wittgenstein vi introdusse i suoi amici, tra gli altri Paul Engelmann, Ludwig Hänsel, Johannes Koder, che in genere divennero amici e protetti di tutti i familiari. In quella cerchia egli stesso consolidò delle amicizie che erano già state per così dire avviate, e almeno una volta vi trovò una donna di cui s'innamorò. Chi era introdotto nella famiglia non diveniva cioè un adepto con una determinata fede, ma semplicemente un Wittgenstein. Qui incontrò e contribuì a sviluppare quell'ethos dello «scegliere di fare sempre la cosa più difficile» e quell'intolleranza verso ciò che veniva concepito come una debolezza morale, specie nel caso toccasse qualcuno della famiglia. Un nipote di Wittgenstein mi disse in un colloquio privato: «La vecchia generazione non si fermava nemmeno davanti alla coscienza dell'altra persona». Si potevano anche riconoscere certe potenziali debolezze, ma Wittgenstein non tollerava che il chiarimento dei difetti di una persona non fosse sufficiente a spingerla a migliorare. Di questo tipo erano anche le «lavate di capo» a cui sua sorella Margaret Stonborough – o «Gretl», come Ludwig usava chiamarla – sottoponeva il fratello Paul e senza dubbio anche altra gente. Se alla fine si era dovuto rompere con qualcuno perché aveva deciso di scegliere la via più facile, più comoda, a lui più utile o anche soltanto più naturale, allora non c'era nient'altro da dire che un «Ah sì».

Un mondo severo dunque, sopra la cui porta d'ingresso pendeva una spada, ma che era nondimeno un Giardino dell'Eden che si distingueva per calore, affetto, fiducia e partecipazione. Questi erano gli aspetti positivi di una sincerità, che molte volte finiva per ferire. Tutto appariva inoltre non forzato e naturale o fatto in modo che tale sembrasse. (La naturalezza era l'ideale.) Si trattava di un raffinato universo morale, ma anche di molte altre cose diverse, e chi vi era ammesso, generalmente ne restava subito affascinato. Furono molti coloro, come Frank Ramsey, che s'invaghirono di Gretl! E molti trovarono, come Desmond Lee, una cordiale ospitalità a Hochreit, il possedimento di famiglia che ricordava lo stile dell'epoca vittoriana! Fu così che Gilbert Pattisson si convinse, dopo un casuale incontro con Wittgenstein durante un viaggio in treno, di aver conosciuto un uomo fuori dell'ordinario.

Il fondamento morale di questo universo non era niente di diverso da quel che è spirituale, culturale, artistico. Il buongusto non conseguiva dal sentimento morale ma apparteneva a esso in modo essenziale. In quell'universo dipinti, mobili, disegni e soprattutto la musica erano espressioni di un unico ideale. I disegni dovevano essere onesti, i dipinti etici, il pianoforte suonato con dovuto riserbo e l'arredamento di una casa doveva infondere un senso di benessere.

Da un punto di vista intellettuale questo mondo poteva per altro verso essere stressante. Ogni attività doveva essere svolta in modo razionale e le ore d'intrattenimento porre condizioni rigorose. Fin da bambini bisognava svolgere attività intellettuali, giochi psicologici, creare semplici scritti in codice, organizzare in casa rappresentazioni teatrali anche con testi propri e scambiarsi informazioni sulle letture fatte e sottolineare i brani su cui richiamare l'attenzione. Della maggior parte di queste cose vi è traccia negli esempi filosofici di Wittgenstein, così come nelle sue note di diario e nella corrispondenza con i familiari.

Nelle memorie di Karl Menger (1994)[I 2] si trovano descrizioni del mondo di casa Wittgenstein, come anche nelle annotazioni molto precedenti di Paul Engelmann (Somavilla, McGuinness, 2006). Nei suoi ricordi destinati ai nipoti Marguerite Respinger descrive sia le meraviglie che aveva riscontrato in quel mondo, sia le richieste che le erano state rivolte: un quadro favoloso di splendore e di miseria, fatto di spettacoli all'Opera, di incontri in società, di gioielli, concerti, ricevimenti, ma anche di opere caritatevoli a beneficio dei poveri di Vienna e di estenuanti passeggiate dominate dalla figura del nostro Wittgenstein, che in ogni occasione indossava una giacca di tweed e una camicia aperta, senza cravatta (Sjögren, 1982). Cecilia Sjögren (1989) riferisce a sua volta sui rapporti della famiglia con la musica e le arti figurative. Paul Wijdeveld (1894) offre un'analisi dettagliata della costruzione fatta da Wittgenstein della casa per Gretl (si trattava per molti aspetti di un progetto che avevano ideato insieme). La composizione della menzionata «clientela» è messa in luce negli scambi epistolari tra i componenti della famiglia Wittgenstein e Ludwig Hänsel (1994).

Non vi è poi nessun dubbio che il Wittgenstein che per due volte aveva scelto di lavorare in un ambiente abbastanza scettico com'era Cambridge, dovesse dire come Lohengrin:

Non vengo dalla notte e dal dolore
ma dallo splendore e dalla beatitudine.

Altrettanto poco c'è da dubitare che dovunque egli andasse si portava dietro problemi sufficienti a coinvolgere sia gli ospiti che sé stesso. Infatti lo accompagnavano dappertutto gli angosciosi pensieri di quell'universo morale che abbiamo appena abbozzato. Vi erano nondimeno alcune caratteristiche di quel mondo che Wittgenstein rifiutava, come aver rinunciato al suo patrimonio personale e non voler essere considerato membro di una ricca e potente famiglia, cosa che lo indusse a celare prudentemente il suo nome sotto quello di Lohengrin. Ma anche in questo si trattava in un certo senso di una somiglianza di famiglia, in quanto quelle caratteristiche si fondavano paradossalmente sul suo proposito di costruirsi un proprio mondo e soprattutto di formarsi un proprio carattere. Egli voleva diventare, in un modo più completo di suo padre, «un uomo che si è fatto da sé».[I 3] Lo si vede dalla sua determinazione di sradicare difetti caratteriali, reali o immaginari, come codardia, pigrizia e una certa tendenza a cercare rifugio nel mentire. Rivolto ai suoi studenti e seguaci diceva: «Cambridge rovina tante persone perché non c'è luce, ma io mi produco l'ossigeno per conto mio». Riuniva intorno a sé la sua corte – qualcosa di simile a quello che era la «clientela» della sua famiglia – ma l'obiettivo era più decisamente di tipo morale. A un suo protetto diceva «Sono uno che raccoglie intorno a sé della buona gente», e in questa opera, sia pure non sempre, aveva successo.[I 4] Che da ciò derivasse un certo esclusivismo, non gli impediva tuttavia, come Catone, di «dettare leggi al suo senato» e di reagire con indignazione all'accusa di esoterismo.[I 5]

Questo programma chiarisce il senso dell'esclamazione di Wittgenstein: «Naturalmente voglio essere perfetto!», cioè delle regole che dovevano essere minuziosamente seguite all'interno della sua cerchia e il suo tormento nel prendere le decisioni importanti.[I 6] Questo è propriamente il contesto – al di fuori della filosofia – in cui viene operata la costruzione dei giochi linguistici, delle attività o forme di vita e del rifiuto di un linguaggio privato.

In un programma del genere non potevano mancare paradossi e fallimenti. Un chiaro esempio è dato dal fatto che Wittgenstein sentì spesso l'esigenza di ritirarsi in solitudine. Più in generale la sua insistenza sulla semplicità lo portò quasi inevitabilmente a comportarsi occasionalmente in modo artificiale, innaturale ed esagerato. La naturalezza è una delle qualità più difficili da gestire. Così avvenne che Wittgenstein diventasse per antonomasia l'immagine dell'astinente, del vecchio scapolo, di colui che rifuggiva dai palazzi dei potenti. Certamente questa immagine era mitigata dal suo frequente ricorso all'autoironia e per il fatto che con ogni evidenza conduceva la vita che denigrava. Tuttavia vi erano alcuni che vedevano in lui «un ciarlatano di Cambridge», come diceva F.R. Leavis, un giudizio che non rendeva minimamente giustizia né a Wittgenstein, né a Leavis, ma che è in qualche modo pertinente in quanto entrambi non avevano alcun rispetto del formalismo delle buone maniere.

La severità sia nei confronti di sé stessi, sia verso gli studenti e gli amici era un dovere assoluto. Dopo una discussione particolarmente dura una dottoranda annotò: «Ne ho abbastanza del fatto che lui si atteggi sempre a legislatore morale [...] E nondimeno ha moltissimi lati adorabili» (Ambrose, 2012, p. 242). Tutti riconoscevano che questi due aspetti non si distinguevano l'uno dall'altro. La serietà era uno dei tratti salienti del suo fascino.

Vi sono qui due modi sbagliati di considerare le cose che dobbiamo senz'altro evitare, l'uno è il desiderio psicologicamente radicato di cercare una spiegazione. S'incappa nell'errore quando si chiede: «Che cosa propriamente si deve qui spiegare?». Prima di tutto dobbiamo conoscere lo stile di vita che Wittgenstein conduceva prima ancora di chiederci perché conduceva quella vita. La prima spiegazione che si può dare è di tipo interiore: ci occupiamo della sua vita perché essa ci mostra qualcosa che ancora non sapevamo sui modi possibili di condurre la propria esistenza. Non si tratta di scovare aspetti patenti o patologici, di cui ci si interessa soltanto per saperne l'origine. Ora non si tratta più di doverlo guarire e neanche vogliamo sapere come si sarebbe comportato se fosse stato un'altra persona. Tuttavia sciocchezze di questo genere si celano nel tentativo di sottoporre la personalità di Wittgenstein a una postuma analisi psicoanalitica.

Tuttavia ci si potrebbe ancora chiedere quale sia stato il risultato finale: Wittgenstein era felice? Ma forse proprio questa è la domanda sbagliata definitiva. Non vi è nessuno standard di felicità a cui la vita di Wittgenstein possa essere commisurata. Egli stesso nel primo dei suoi diari di guerra respinge la domanda se abbiamo lo stesso diritto con cui auguriamo a una persona la felicità di augurarle anche l'infelicità. In fondo possiamo solo dire «Vivi felice!», un augurio che in questo contesto equivale a dire: vivi la tua vita con giusta disposizione d'animo.[I 7] Secondo questa concezione la felicità non è cosa che si possa trovare nella vita ma qualcosa che noi vi immettiamo. Coerentemente, dopo la Prima guerra mondiale, Wittgenstein decise di prendere in mano la sua vita. Anche le sue ultime parole: «Dite loro che ho avuto una vita meravigliosa» possono apparire enigmatiche solo se non si tiene conto di questa sua profonda convinzione.

Le lettere di Wittgenstein ai familiari trasmettono non soltanto una certa idea delle affinità che intercorrono tra i vari membri ma anche differenze oggettive e soggettive che caratterizzavano forse in misura non minore la stessa vita di Ludwig. Queste differenze emergono chiaramente persino nella rappresentazione, nel complesso difensiva e insieme celebrativa, che ne dette la sorella Hermine nel suo libro Familienerinnerungen, scritto nel 1948 (e dunque per così dire nella Vienna del «Terzo uomo»), quando difficilmente si poteva prevedere una rinascita dell'Austria.[I 8] Nel libro Hermine dà molto spazio ai ricordi della generazione precedente, precisamente alla generazione dei «fratelli Wittgenstein» con cui allude agli undici figli nati intorno alla metà dell'Ottocento da Hermann Wittgenstein e Fanny Figdor. Tra questi figli chi ebbe maggior successo, anche se in gioventù manifestò forse il carattere più difficile, fu Karl, il futuro magnate dell'acciaio. Peraltro si deve dire che tutti questi figli divennero grands seigneurs e grandes dames con le loro stesse forze. Anche i figli di Karl erano di notevole levatura, specialmente i due più piccoli: il musicista Paul e il filosofo Ludwig, che costituirono il motivo principale per cui ancora oggi si ha il ricordo di questa famiglia.[I 9] Gli altri tre figli maschi morirono durante e prima della Prima guerra mondiale.

La madre di questi figli era Leopoldine Kalmus, l'unica cattolica tra i mariti e le mogli dei fratelli Wittgenstein e l'unica con antenati ebrei (cosa che in seguito doveva inaspettatamente avere un ruolo). Leopoldine era soprattutto una persona di squisita sensibilità, in particolare dotata musicalmente, del tutto priva di attitudini pratiche e (in apparenza) dipendente sotto ogni aspetto dal poliedrico e amorevole coniuge Karl. Si poteva ben capire quale fosse il modello a cui le figlie di questa coppia dovevano attenersi considerando gli usi del tempo e avendo un ragionevole quadro interpretativo di base. Non era tuttavia facile essere figli di quella coppia.[I 10] Ne è già una prova il fatto che due dei figli maschi più grandi si suicidarono nei primi anni del Novecento. Uno di essi: Hans era, secondo il giudizio di Brahms, un potenziale genio musicale; l'altro: Rudi aveva studiato chimica a Berlino e si suicidò seguendo l'esempio di Weininger. Il terzo suicidio avvenne verso la fine della guerra e fu attributo a motivi di onore: Kurt (o Konrad) non era riuscito a ottenere dai soldati ungheresi a lui sottoposti che ubbidissero al suo comando. Ma la corrispondenza degli anni di guerra, quando Kurt fu arrestato durante un viaggio di affari negli Stati Uniti, rivela che destava preoccupazione la sua stabilità mentale. La madre scrisse che egli era ancora lo stesso Kindskopf, la «testa di bambino» che era sempre stato. Ella temeva che alla fine della guerra Kurt avrebbe potuto sentirsi declassato se, al contrario di lui, i suoi fratelli (in verità già feriti e mutilati) fossero tornati premiati dal fronte. Così pensavano le madri durante quella guerra – o almeno così pensava una madre della classe di Leopoldine.[I 11] Fu così che lo spensierato Kurt che in tante serate aveva dato il suo bravo contributo suonando il piano a quattro mani, si dette una morte chiaramente insensata.

Sembra che il padre avesse riposto in questi figli aspettative tali che essi non potevano né soddisfare né respingere, mentre la madre non si opponeva ma a sua volta riponeva in loro le sue proprie aspettative in contrasto con le richieste del padre. In particolare Karl desiderava che i suoi figli intraprendessero una professione tecnica ed esigeva con il suo esempio che conseguissero risultati di eccellenza. Secondo una testimonianza di Paul, l'unico ad avere ereditato le doti tecniche del padre fu Ludwig e, come sappiamo, solo Paul e Ludwig con gli stessi esiti positivi. Quanto a forza di carattere essi erano forse al livello paterno, ma su questo aspetto c'è bisogno di qualche chiarimento. Proprio come il padre, furono entrambi ragazzi di media levatura e scolari non brillanti, che solo più tardi e quasi solo con le loro stesse forze acquisirono il sapere e le competenze che ritennero a loro necessarie. Proprio come il padre, dovettero superare enormi difficoltà: Karl quando lasciò la casa paterna per recarsi in America, Paul quando perdette un braccio in guerra e nondimeno decise di proseguire nella sua professione di pianista, Ludwig poi dovette superare difficoltà per tutta la vita, sia per il carattere indefinibile ed estremamente difficile dei temi da lui trattati, sia per i tormenti che derivavano dal suo temperamento e dalla sua coscienza. È Russell che ci raccolta come un giorno, notando Wittgenstein visibilmente depresso, gli chiese se stava pensando ai problemi della logica o ai suoi peccati e ottenne questa risposta: «A tutti e due!» (McGuinness, 1988, p. 156; trad. it. p. 235). Sembra che Paul avesse superato con più successo i suoi conflitti interiori. Comunque Ludwig afferma in uno dei suoi rari ricordi d'infanzia che il fratello aveva mostrato fin dalla fanciullezza un carattere più forte, mentre attribuiva a sé stesso codardia, pigrizia e una certa tendenza a mentire.[I 12] Forse, come Agostino, giudicava il suo carattere giovanile troppo severamente, ma si trattava del suo giudizio con il quale dovette fare i conti per tutta la vita. Durante il servizio militare i due fratelli mostrarono tale coraggio e audacia da sbalordire i loro commilitoni. A queste loro doti si accompagnavano delle abilità che ben presto assicurarono a entrambi uno straordinario successo professionale. Se per un verso essi furono meno felici del padre, per altri aspetti assomigliarono a lui.

Le loro sorelle avevano altri compiti: si occupavano della casa, di opere di beneficenza e avevano vari protetti. Questa fu la ragione risultata in seguito molto importante per evitare l'esilio. Per due volte la più attiva delle sorelle, Margaret Stonborough, non poté evitare l'esilio con sua grande sofferenza. Nel contesto familiare i sorprendenti studi scientifici e matematici di Margaret, molto ammirati in famiglia, testimoniarono anch'essi il suo potenziale talento, destinato tuttavia a non doversi realizzare. Ella diceva che avrebbe preferito essere ricordata come la figlia di sua madre, la sorella dei suoi fratelli, la madre dei suoi figli.[I 13] Nonostante l'intelligenza e la cultura di cui era dotata, Margaret rimase una dilettante, una mecenate, una sorta di musa (ispirò anche Freud). Anche se non avrebbe probabilmente citato Wordsworth, le parole seguenti si sarebbero adattate molto bene a lei: «Una donna perfetta, nobilmente fatta apposta per consigliare, confortare, comandare». L'ultima di queste funzioni, cioè impartire ordini, si palesa in una certa misura quando si occupava delle faccende altrui, com'è dato rilevare dalle sue lettere. Qui invece rinuncio a dar conto delle saltuarie misure messe in atto da Margaret per controllare l'ondivago comportamento della designata e idealizzata fidanzata di Ludwig. Le sorelle certamente concordavano nel riconoscere a Margaret che dietro le sue espressioni forti e i profondi décolletés batteva un cuore buono.[I 14]

Le diverse aspettative dei maschi e delle donne Wittgenstein emergono dopo il 1918 nella vita pubblica e privata dei due fratelli sopravvissuti, così come nello stile di vita delle sorelle. Desmond Lee, uno degli amici invitati da Ludwig, incontrò nella tenuta di famiglia di Hochreit un genere di ospitalità che gli ricordava l'età vittoriana. Un altro amico di Ludwig non fu deliberatamente invitato a Hochreit, perché – gli fu detto – le sorelle si sarebbero comportate con lui troppo «amabilmente». Da una persona che faceva parte della famiglia ci si attendeva un comportamento perfetto, e con ciò di nuovo s'intendeva un comportamento di altri tempi. Il nipote di Paul: John Stonborough ricevette da lui molti insegnamenti, per esempio che a un concerto in cui ti sei esibito come solista è corretto sedersi poi tra il pubblico per ascoltare gli altri pianisti. Gli allievi di Paul a New York e a Vienna avevano anche notato che qualche volta era burbero ma che «non appena si accorgeva di aver offeso qualcuno si profondeva in scuse».[I 15] Proprio questo aspetto del suo carattere fu certamente la ragione per cui John Barchilon (1984) dette alla sua biografia ufficiale di Paul, dichiaratamente «romanzata», il titolo di The Crown Prince. Nella vita privata ci si aspettava che una persona parlasse e agisse come uno dei cui umori si dovesse tener conto. Non è un caso che Jerome Stonborough, il marito di Margaret e Thomas, il figlio maggiore, fossero dello stesso stampo.

Quando Hermine condivise con Paul la casa in Alleegasse le fu difficile reprimere la sua antipatia per alcuni dei suoi ospiti; le sorelle ebbero l'impressione che con Kurt sarebbe stato anche peggio. Alcuni amici inglesi di Ludwig non avrebbero mai creduto che con lui era andata meglio. Hermine era in una certa misura l'Alëša della famiglia. Naturalmente anche Ludwig aveva le sue particolarità, che consistevano in comportamenti un po' eccentrici, come quando partecipava a un pranzo di gala o andava all'opera con una giacca militare e la camicia aperta senza cravatta. Ma vi era anche un livello più profondo che era quello dal quale rifuggiva. Egli usava abitare in case in affitto o presso amici. Parliamo dei primi anni Venti, ma in fondo le sue fughe continuarono per tutto il resto della sua vita.[I 16] Pur avendo per così dire interiorizzato i valori della madre e del padre, non li fece poi valere per sé.[I 17] Trovava opprimenti le affettuosità dei genitori. Rinunciò al suo patrimonio in favore dei fratelli e decise di guadagnarsi i mezzi di sussistenza facendo all'inizio il maestro elementare in un villaggio. In seguito fece altri mestieri in alternanza a lavori più modesti. In un taccuino manoscritto del 1934 che si riferisce a esperienze passate, egli scrisse: «Se in una casa tutto è in ordine, i membri della famiglia fanno colazione tutti insieme, hanno abitudini simili, ecc. Ma se sulla casa incombe una terribile malattia, ciascuno pensa a una via d'uscita per poter scampare, ed è facile che gli sforzi fatti si riveleranno completamente opposti, come nel caso di Paul e nel mio».[I 18]

Paul rimase a vivere nella casa di Alleegasse, ma la sua vita professionale e sentimentale si svolse altrove e rimase inaccessibile agli altri, tranne che in caso di emergenza. Con Ludwig intrattenne rapporti fraterni fino alla Seconda guerra mondiale. Naturalmente ogni coppia di fratelli interagiva a seconda degli interessi comuni che emergevano. Come sappiamo, quando Ludwig s'intratteneva con Hermine parlava di temi religiosi (Tolstoj e Dostoevskij) e con Margaret di sogni e temi psicologici. Con Helene invece si scambiavano battute scherzose, di cui lui si dilettava. Dei rapporti di Paul con le sorelle sappiamo poco, e può darsi che fossero piuttosto tesi, mentre tra i due fratelli erano, mi sembra, improntati alla spontaneità, senza ombra di obblighi e formalismi. Un problema che lascio aperto è di chiarire in che misura ciò fosse connesso al fatto che erano entrambi maschi più o meno della stessa età e i più giovani della famiglia quando essa fu colpita da diverse crisi. Non so neanche in che misura vi fosse tra loro una certa affinità spirituale.

Paul aveva due anni più di Ludwig, ed era più pratico e mondano. Suggerì a Ludwig come doveva cavarsela con l'Alto Comando quando, durante la guerra, richiese di cambiare battaglione. Gli spiegò inoltre come fosse impossibile, persino in un villaggio di montagna della Bassa Austria, nascondere la sua appartenenza a una famiglia altolocata. Quando erano ancora bambini, gli aveva detto che non potevano tacere la loro origine ebraica quando si trattava di iscriversi a una qualche associazione sportiva. Tutti questi consigli erano dati affabilmente, proprio come avviene tra fratelli. Dal canto suo Ludwig, quando erano in ballo i rapporti personali all'interno della famiglia spiegava pacatamente a Paul perché non dovesse irritarsi se gli veniva rivolta la richiesta evidentemente da lui non gradita di suonare davanti ad altre persone.[I 19] Del resto, il rapporto che vigeva tra loro era paritario. Ludwig era solito elargire un aiuto finanziario a vecchi amici o ex-commilitoni di Paul, e a sua volta Paul s'informava presso Ludwig quali dei suoi commilitoni avessero bisogno di un aiuto del genere. Un sostegno particolare fu elargito da Paul al suo più giovane collega Rudolf Koder, amico di Ludwig, al quale offrì lezioni di pianoforte e lo aiutò a farsi conoscere in società, fino al punto di comprargli uno smoking.

Quando Ludwig, dopo aver acquisito la sua formazione di maestro elementare, si trasferì nel primo dei villaggi in cui avrebbe insegnato, in modo discreto fu aiutato finanziariamente da Paul, il quale gli spediva pacchi con generi alimentari e roba simile. Sembra che Paul fosse benvenuto quando andava a fargli visita e gli suonava dei brani musicali. A volte Paul se ne andava a passeggio per la Hochreit con un libro in tasca e chiedeva a Ludwig di leggergli qualche passo. Durante uno dei successivi periodi di eremitaggio in Norvegia di Ludwig, Paul ebbe cura di spedirgli coperte e confezioni di zuppa di piselli pronta, cioccolata o ciò di cui aveva bisogno. In verità Ludwig avanzava obiezioni quando arrivavano questi doni, accompagnati da spiritose e bonarie espressioni, ma la sua protesta era piuttosto debole.[I 20]

La letteratura era anche la passione che li univa entrambi. Paul amava citare i classici tedeschi. Un segno dell'affinità dei loro gusti è che Paul, per addolcire un consiglio dato a Ludwig, gli diceva: «È una medicina che ti do, non un veleno», una frase, tratta dal Nathan der Weise, riferita in un momento in cui anche Ludwig stava leggendo quel dramma di Lessing (cosa che Paul certamente non poteva sapere). Dalla lettera citata in nota si evince che Paul leggeva a Ludwig brani letterari ad alta voce e la stessa cosa faceva Ludwig quando, convalescente nel palazzo viennese affittato dalla sorella Gretl, leggeva ai giovani brani dalle opere di Johann Peter Hebbel e destava lo stupore dei filosofi del Circolo di Vienna con letture di Wilhelm Busch e di Rabindranath Tagore.[I 21]

Anche i fratelli partecipavano alle loro letture in comune nello stesso modo in cui, come vedremo, si ritrovavano insieme per la musica. Una lettera della fine del 1934 spiega come si svolgevano le loro conversazioni. Mentre Paul fa riferimento ai Nibelungen di Christian Friedrich Hebbel paragonando questa opera alla trattazione del tema datane da Wagner, Ludwig, che non aveva molta simpatia per Wagner, rappresenta il contraddittorio. I suoi argomenti sono in parte sbagliati e non rendono giustizia a Wagner, ma in generale sono acuti e provocatori ed esposti nello stesso stile in cui si svolgevano le conversazioni che Ludwig aveva con cari amici come Sraffa ed Engelmann. In famiglia era suo fratello la persona che riusciva a intrattenerlo in quello stesso modo. Paul aveva quelle qualità che Ludwig richiedeva a chi era suo partner nella conversazione: una mente vivace e uno stile aggressivo, che si riflettevano nella sua tormentata calligrafia tedesca, diversa da quella dei suoi fratelli e sorelle che avevano una mentalità piuttosto «occidentalizzata». Il suo stile, letterario se si vuole, ricorda quello del padre, i cui scritti su problemi di carattere economico e politico mostrano il disprezzo che nutriva per i dilettanti e i professori.[I 22] Tra breve troveremo altre indicazioni di queste sue disposizioni caratteriali.

L'altro legame tra i due fratelli era la musica, che Paul esercitò tutta la vita e Ludwig una metà (come dice egli stesso). In Alleegasse la musica dominava la vita e gli ospiti della famiglia e, come sembra, Ludwig ritornava a essa appena gli era possibile. Paul gli scriveva per chiedere quanti pezzi doveva preparare per suonarli a quattro mani alla sua prossima visita (in realtà a tre mani naturalmente). In effetti Paul non pensava a esecuzioni concertistiche, sebbene i veri e propri concerti venivano egualmente organizzati e generalmente eseguiti da Joseph Labor, il «compositore di casa». Nella letteratura su Wittgenstein questa espressione abituale non è un'esagerazione (Alber, 2000). Quasi tutte le composizioni di Labor scritte dopo il 1915 furono commissionate da Paul, e l'uso frequente che Labor fa del clarinetto fu sicuramente o determinante per la scelta di Ludwig di suonare questo strumento a scopo di svago e per esercizio o influenzato direttamente dalla decisione di Ludwig.[I 23] Il favore di Paul nei confronti di Labor concorda con l'opinione di Ludwig secondo cui il suo ideale culturale non è legato al proprio tempo, ma forse è fermo ai tempi di Schumann.[I 24] Su questo aspetto probabilmente Ludwig si discosta da Brahms e Bruckner, che in realtà ammirava, mentre Labor con il suo moderato eclettismo costituiva un'eccezione nel suo tempo, e dunque una conferma dell'opinione di Ludwig prima menzionata. Si deve ritenere che i gusti di Paul andassero nella stessa direzione: anche lui (come ben sapeva Prokof'ev) era un musicista del XIX secolo.[I 25]

Il talento pianistico di Paul non venne sempre apprezzato in famiglia. Sua madre pare lo apostrofasse dicendo: «Perché devi "trebbiare" in quel modo?» e la sorella Margaret in una lettera descrive le sue esecuzioni come uno «stupro».[I 26] La scelta delle parole è forse rivelatrice: Paul faceva davvero violenza alla musica, e ciò era parte del suo carattere maschio? In una delle rare critiche di Hermine nei confronti del padre, che peraltro idolatrava, si dice «Paul ha decisamente caratteri che mi ricordano la straordinaria irrequietezza di Papà [...] Purtroppo, e in verità con mio grande rammarico, essa si manifesta soprattutto quando suona il piano».[I 27] Particolarmente interessante è il fatto che conosciamo anche il giudizio personale di Ludwig in proposito, espresso nella lettera consolatoria che abbiamo sopra citato: «Penso che tu non voglia arrenderti e rinunciare alla composizione, ma voglia rappresentare te stesso».[I 28] Almeno sotto questo aspetto Ludwig si mostrò più oggettivo sia delle sorelle che della madre. Il pianista romantico, educato secondo lo spirito del suo tempo, non aveva nessuna difficoltà a fare musica nello stesso modo in cui Paul eseguiva le composizioni che i suoi colleghi musicisti componevano per lui. Tuttavia, questo suo atteggiamento contribuì a creare un certo distacco dalla famiglia, che abbiamo già individuato e che riscontreremo anche in seguito.

Un importante terzo tema, che non riguarda in questo caso le persone, emerge dalla corrispondenza tra Paul e Ludwig e riguarda l'elenco che essi fecero dei cosiddetti «Stiefeln» (stivali), cioè delle insensatezze che entrambi scoprirono nei giornali e ancora di più nelle riviste illustrate di quel tempo. Pare che si siano sempre scambiate tra loro informazioni sugli esempi di nonsensi che li colpivano in quel che leggevano o nei casi della vita di tutti i giorni. Si ha testimonianza di scambi di notizie di questo genere anche nella corrispondenza di Ludwig con Paul Engelmann, il quale in precedenza le aveva raccolte e trasmesse a Karl Kraus, il quale avrebbe poi potuto farne oggetto di una satira nella sua rivista «Die Fackel». Ludwig compilò realmente una raccolta di «Stiefeln» mandatigli da Paul e da altri e che aveva scovato egli stesso. Come si può rilevare dalle lettere di W.H. Watson, di C.E. Stevenson e naturalmente anche dalla sua stessa raccolta, Ludwig incoraggiò alcuni dei suoi studenti a trovare degli esempi di insensatezze. Verso la fine della sua vita scrisse a Sraffa:

Rhine è una di quelle persone che mi farebbero dubitare della legge di gravitazione universale se fosse lui a parlarmene. Però non è abbastanza concentrato da essere davvero divertente. Se lo vedi, digli che, se vuole entrare nella mia collezione di castronerie, dovrà comprimere un po' di più le sue scempiaggini. Comunque non si può avere tutto.[I 29]

Varrebbe la pena esplorare la sottile connessione tra questa raccolta di nonsensi e lo smascheramento dei nonsensi che si trovano nella filosofia.

Questa forma di divertimento ha il vantaggio, ma anche il difetto, che praticamente ogni cosa espressa in tono abbastanza solenne si presta a essere presa in giro, soprattutto quando si individui una certa frase e la si sottolinei in rosso, come soleva fare Paul. Sembra tuttavia che i due fratelli avessero del tutto ragione a prendere di mira alcuni dei loro obiettivi. Così nella raccolta di Ludwig ricorre sempre di nuovo il tema del tono scherzoso o banale nei casi in cui si tratti di cose realmente serie o perfino sacre. Forse ciò dipende dal fatto che Paul aveva vivacemente stroncato l'applicazione alla musica dei moderni metodi pubblicitari e la confusione che veniva fatta di diversi livelli di serietà quando si tratti di un film o di un museo Lehár (come se Lehár fosse importante!) e così via. (Oggi si reagirebbe certamente in altro modo.) Paul si prendeva gioco della credulità dei Professori che davano credito alle macchinazioni degli spiritualisti. I due fratelli pensavano che fossero tutti imbroglioni e Ludwig, che era della stessa idea, spediva ai giornali articoli di pari tenore. (Poiché poi ne richiese la restituzione, abbiamo ora disponibili copie di quegli articoli.) Sembra che le reazioni della stampa siano state favorevoli, e il commento di Ludwig fu il seguente: «Che diavolo dev'essere successo durante la lettura dell'articolo e quanto sarà stato difficile che non si mettessero a ridere!». Nessuno dei due fratelli dava credito all'idea che talvolta l'assurdità dei risultati ottenuti potesse costituire una prova della loro autenticità, e non il contrario.[I 30]

La miscela di maligno piacere e di disagio intellettuale viene alla luce soprattutto a proposito di una delle stupidaggini preferite da Ludwig (Lieblingspopanz), riguardante la propensione di Einstein (ora venerato come un santo), a divertirsi a fare il clown e considerata forse dai fratelli come un caso di trahison des clercs. C'è da chiedersi se non si tratti di un fenomeno di quella stessa specie di indignazione e insieme di divertimento che provava Ludwig nei confronti di certe dichiarazioni degli scienziati, in particolare di James Jeans e di Arthur Eddington, su temi di carattere generale. Essi avrebbero dovuto limitarsi a trattare cose del loro campo! Particolarmente malevola era l'idea che una statua di Einstein dovesse figurare tra quelle che sormontano il portale principale della cattedrale di St. John a New York. «Come sempre, quando vedo il peggio, penso a te», scriveva Paul a Ludwig mandandogli il brano sopra citato. Senza dubbio a questo si riferiva Ludwig nella sua risposta: «Quando ho visto quell'immagine con Einstein, mi son detto: non è possibile! Purtroppo qui non ho nessuno che sappia realmente valutare questa impossibilità, e una gioia non condivisa è una mezza gioia».[I 31]

Un fatto complesso fu la scelta di Paul dei passi che si riferivano all'ebraismo. A volte prendeva in giro i tentativi di trattare un qualsiasi fenomeno moderno in maniera tipicamente ebraica, si beffava anche dei riferimenti alle «ragazze ebree» che ballavano negli avanspettacoli e considerava assurdo persino il riferimento alla «cosiddetta festa di Purim». Ma questo è «antisemitismo» solo se si è convinti che questa sia l'etichetta giusta per la convinzione che la migliore soluzione per le persone di origine ebraica sia la loro totale assimilazione alla nuova patria austriaca e dimenticare per così dire di essere ebrei. Tale sembra essere stata la scelta fatta non solo dal nonno di Paul e di Ludwig ma anche dagli altri membri della famiglia Wittgenstein. Mentre Paul si era espresso vagamente su alcune caratteristiche presumibilmente ebraiche, Ludwig (come ho spiegato in un altro luogo) era l'unico ad avere una cattiva coscienza della sua origine.[I 32]

Il problema dell'ascendenza ebraica divenne cruciale, almeno secondo la mia opinione, solo nel 1938, a seguito dell'«Anschluss» dell'Austria, quando i figli di Karl dovettero, in base alle leggi di Norimberga, essere classificati come ebrei, dal momento che solo un nonno era chiaramente non ebreo.[I 33] I figli di Helene e gli altri parenti erano in relativa sicurezza poiché la loro origine ebraica si era per così dire annacquata a seguito dei matrimoni che avevano contratto. Da questo momento la collezione di nonsensi di Ludwig (non sempre comica) contiene un numero, pubblicato nell'aprile 1938, di «Der Stürmer», un settimanale antisemita dei nazionalsocialisti. Suppongo che questo numero fosse di Paul, inviato da lui sia come avvertimento sia perché contenente stupidità. In prima pagina appare un editoriale intitolato «Cristo era ebreo?», in cui tra l'altro si fa valere che è impossibile che la razza ebraica abbia prodotto una persona dotata della eroica spiritualità di Gesù, e dunque un uomo che possedesse il suo grande coraggio e amore della verità e una intelligenza e sapienza altrettanto alte. Come avrebbe potuto un ebreo fondare una dottrina che avrebbe attratto i popoli per duemila anni e oltre? È un'amara ironia che tutta la famiglia Wittgenstein fosse costretta a servirsi di una logica del genere e a sostenere che i «fratelli Wittgenstein», nati a metà del XIX secolo, fossero di rango così elevato, proprio come il loro padre, da non poter discendere da una stirpe ebrea. Così si diceva tra l'altro nella «petizione» di cui parla Ludwig in una lettera di quell'anno indirizzata a Paul. Egli è sicuro che rivolgere quella petizione sia stata una scelta giusta e non è contrario che si faccia riferimento al servizio militare che aveva prestato e alle medaglie ricevute durante la Prima guerra mondiale. Tuttavia non desiderava dare l'impressione di voler figurare nella petizione.

La petizione fu infine presentata e approvata, anche se solo dopo che alla Reichsbank furono date da parte dei figli di Karl e dei loro tutori sostanziose concessioni finanziarie. Hermann Christian (che a sua volta aveva dichiarato di essere stato felice di lasciare la zona orientale del paese) fu dichiarato ariano, così che ai suoi nipoti fu concesso anche lo status razziale più favorevole di «meticci di primo grado».

Da quanto si è detto si evince che siamo di fronte a un periodo e a una catena di eventi in cui i rapporti personali tra i fratelli, fino ad allora apparentemente stabili, entrarono in crisi. L'affetto che li univa era solitamente implicito nelle frasi che si scambiavano nelle lettere, come «con l'amore di sempre» o in altre espressioni di velata cortesia. Per quanto ne sappiamo, accadde solo una volta che Paul si permise di mostrarsi preoccupato per Ludwig nel periodo che egli trascorse in un remoto villaggio e mentre tutti i familiari nutrivano timori per la sua incolumità mentale. Le parole di Paul spinsero Ludwig a rispondergli in questo modo: «Con l'ingenuità che ti distingue, tu non hai idea di come io sia soprattutto guidato dalle motivazioni più basse e comuni. Sì, io sono una vita perduta e quindi immeritevole del vostro amore se un miracolo non mi salverà. E questo è tutto».[I 34] Quando si trattò di esprimere un giudizio su Paul, sembra che Ludwig (come a proposito delle esecuzioni pianistiche di Paul) abbia dimostrato per il fratello più comprensione delle sorelle.

Un caso speciale fu quella situazione di emergenza alla quale abbiamo accennato più sopra, in cui la vita privata di Paul (come si direbbe oggi) ebbe ripercussioni sulla famiglia. La sua amante fu portata nel palazzo di Alleegasse e lì morì di cancro. Tutti i parenti – ma soprattutto Margaret – si presero cura di lei. Hermine non era sicura che Paul fosse consapevole di quanto fosse grande la sua perdita, e la rattristava il fatto che ciò non avesse contribuito ad avvicinarlo a Margaret. Dall'Inghilterra Ludwig non condivise queste idee, a torto o a ragione, ma si trattò in ogni caso di un'espressione di lealtà. «Ho sempre pensato che il caro Paul avrebbe perduto molto con Bassia. Perché dici che lui e Gretl non si sono più avvicinati l'uno all'altro? Certamente si sono avvicinati».[I 35] In seguito, quando Ludwig si trovò in uno dei suoi momenti malinconici, tornò a pensare a Paul. Piuttosto naturalmente lui gli appariva come in un abbozzo di confessione o di autobiografia, poiché durante l'infanzia erano stati molto vicini. Una volta Ludwig sognò che Paul e gli altri familiari avevano lodato il suo talento musicale e quando si svegliò si pentì della propria vanità. In altri periodi sognò che Paul o uno degli altri fratelli erano morti. In una delle annotazioni in proposito (oggi nota come il § 40 delle Osservazioni filosofiche) si dice: «Se il signor N.N. muore, si dice che è morto il portatore del nome e non che è morto il significato», un'annotazione che originariamente si trovava nel passo che segue, risalente all'incirca all'epoca in cui avvenne il sogno menzionato: «Quando Paul muore, ecc.» (in generale «Paul» è il nome che nel fare esempi o per altri motivi ricorre più di frequente nei manoscritti).

I tentativi di Paul e degli altri familiari di nascondere la loro identità ebraica non si erano ancora conclusi quando, alla fine del giugno 1938, i nazionalsocialisti che nel frattempo avevano assunto il potere in Austria decisero di vietare alla maggior parte degli ebrei – e specialmente ai musicisti, agli avvocati o agli insegnanti – il diritto di esercitare la loro professione. Inoltre furono emanati altri odiosi divieti come quello di impedire agli ebrei di frequentare i parchi pubblici, e così via. La lettera di Ludwig a Paul del 7 luglio 1938 è una semplice dichiarazione di solidarietà: «Solo una riga per dirti ciò che è ovvio, e cioè che ti sono vicino con il pensiero». Le misure del governo furono un duro colpo per Paul che ora non poteva più esercitare la professione di insegnante di pianoforte né fare lunghe passeggiate. Fu per questo che egli subito dopo emigrò per stabilirsi infine negli Stati Uniti. Le trattative che furono condotte per mettere in sicurezza le sorelle che volevano restare in Austria condussero a violenti scontri tra i familiari e Paul e, soprattutto, con uno dei figli di Margaret che si lasciò trascinare nella faccenda (Margaret e i figli erano cittadini americani e quindi non direttamente toccati dalle leggi razziali).

In un primo tempo Paul ritenne che le sorelle dovessero in ogni caso emigrare, ma poi fu dell'opinione che le richieste finanziarie della Reichsbank (cioè i crediti finanziari, il cui adempimento era implicitamente una condizione necessaria per il rilascio del necessario certificato di appartenenza razziale) dovessero essere tenute il più possibile basse. Questa era tuttavia una tattica che, secondo gli altri fratelli, aumentava il loro rischio, mentre essa, sebbene andasse forse nella direzione giusta, era chiaramente nell'interesse di Paul ma una cosa funesta dal punto di vista dei Wittgenstein. Ancora una volta a dover fungere da mediatore fu Ludwig che nel luglio del 1939 si recò a New York al fine di giungere a un accordo. Ma per Paul ciò significò un ulteriore tentativo di metterlo sotto pressione. Appena sbarcato, Ludwig fu salutato da una lettera dell'avvocato nelle cui mani Paul aveva messo l'intera faccenda e con il quale Ludwig doveva incontrarsi, prima che potesse parlare con il fratello. L'unico suo commento a questo infruttuoso e ultimo incontro, che poi in realtà non ebbe luogo, fu: «Paul è un pover'uomo». Le trattative si conclusero in Europa pochi giorni prima dello scoppio della guerra, cosicché ciascuna delle due parti poté pretendere di essere in qualche modo dalla parte della ragione. Lascio ad altri il compito di dare un resoconto approfondito di tutta questa storia.[I 36] Infatti vi sono molte cose che non sappiamo, così come ve ne sono molte altre che furono loro imposte da uno spietato sistema di ricatto. L'ampiezza quasi predeterminata di un così profondo disaccordo familiare rende ridicolo ogni tentativo di darne una rappresentazione equilibrata. Forse non si può fare altro che tratteggiare alcune reazioni dei fratelli, che potrebbero gettare una certa luce sugli strati più profondi della dinamica psicologica dell'intero gruppo familiare.

Per tutta la durata della guerra Margaret e Paul rimasero a New York, ma Margaret ebbe con lui solo dei rapporti indiretti. Gli aspetti finanziari furono trattati dagli avvocati in modo non più amichevole ma comunque soddisfacente. Paul collaborò ad aiutare gli amici ebrei della famiglia che dovevano lasciare l'Europa e sembra che non abbia avuto difficoltà quando si trattò di vendere manoscritti e opere d'arte che era necessario alienare per sopperire ai presenti e futuri bisogni degli esiliati o dei parenti rimasti in Austria. I dettagli finanziari ci sono inevitabilmente ignoti, cosa in parte dovuta senza dubbio al fatto che in quel tempo bisognava sfuggire al controllo delle autorità. Ludwig svolse da parte sua il compito assegnatogli e lasciò in custodia presso la sua banca a Cambridge alcuni preziosi manoscritti e, in vista di una loro eventuale vendita, chiese consiglio a Piero Sraffa. I suoi familiari non avevano idea che Sraffa fosse un esperto del mercato delle rarità librarie, e alla fine non si avvalsero dei suoi consigli. In realtà non si incontrarono più. Margaret, sorpresa del fatto che Paul avesse rotto i rapporti con Ludwig, sembra che non si sia molto adoperata con Paul per ottenere che si riconciliassero. Hermine, la sorella più anziana, nelle sue Familienerinnerungen dice di pentirsi del risentimento e delle dure opinioni espresse nei confronti di Paul e in punto di morte gli rivolse i suoi pensieri.[I 37] Tra fratelli e sorelle non vi fu nessuna riconciliazione, sebbene Paul almeno una volta si sia trovato a Vienna in questo periodo.

Nelle sue lettere degli anni di guerra Margaret torna spesso a parlare di Paul:

L'amica di Paul e i loro figli risiedono ora a Cuba, e lui andrà lì a prenderla e la sposerà non appena otterrà il permesso. Prima ho pensato che una simile evenienza fosse la più grossa disgrazia che potesse capitargli, ma ora... – Io sto guardandoti, e diciamo: «Naturalmente!» Possa la sua anima riposare in pace. Se non fossi così sicura che tu ne saresti inorridito, gli scriverei un biglietto affettuoso. (Settembre 1940?)

Ha la stessa malattia di Clothilde [una zia della vecchia generazione dei fratelli Wittgenstein] e Tom [il primo figlio di Margaret, che stava attraversando un momento difficile]. Ma quanto diversamente si manifesta la stessa malattia quando cresce su un terreno così diverso! (Fine 1940.)

A lungo ho creduto che Paul alla fine avrebbe superato le sue inclinazioni naturali ma ora vedo che lo abbiamo veramente perduto. Egli non appartiene alla razza di coloro che dimenticano e, per quel che vedo, non è migliorato con l'età. Ora lo capisco molto meglio di prima, quando mi lasciai ingannare dal suo forte temperamento. (Maggio 1942.)

Si tenga presente che Margaret e Ludwig erano le personalità più forti della famiglia e che proprio in virtù di questa loro forza condussero la loro vita a un elevato livello morale. Margaret fa spesso capire che i loro protetti o parenti avevano bisogno del sostegno suo e di Ludwig per potersi mantenere a galla e, per quel che riguarda Paul, che si era rivelata la persona più debole, aveva perduto ogni speranza. Almeno fino a un certo periodo Ludwig condivise questa sua opinione, sia pure non incondizionatamente. Nel caso di Paul egli chiaramente riteneva che le cose potessero essere trattate anche diversamente, come si può evincere da una successiva lettera di Margaret:

È giusto quel che mi scrivi di Paul, ma la stessa cosa si può dire di Lixi.[I 38] Anche lui conduce ora una vita piuttosto modesta ma comunque umana, cosa che non sarebbe mai avvenuta se non avesse rotto con la sua famiglia. Infatti ha rotto con la famiglia, anche se non in modo normale. (Metà del 1944.)

La misura della mentalità non convenzionale (o forse convenzionale?) della famiglia si può ricavare dal fatto che Margaret giudicasse un arretramento dai canoni precostituiti il fatto che Paul avesse deciso di sposare la madre dei suoi figli e di condurre una normale vita familiare. Si trattava comunque di un ideale molto difficile da perseguire. Come Ludwig lascia trasparire dalla citazione del passo di Tolstoj sulle famiglie infelici, si potrebbe affermare che quel che era stato dato da parte della famiglia fu realizzato abbandonando la famiglia. In una certa misura tutto ciò si è ripetuto anche nella generazione successiva, ed era anche stato il caso dell'antenato Karl.

Ludwig non s'incontrò più con Paul. Ci fu un'occasione in cui Ludwig gli trasmise i saluti attraverso un amico di Margaret, ma quando un'amica di Paul: Marga Deneke, una mecenate nel campo della musica, che viveva a Oxford, tentò di combinare un loro incontro, Ludwig sdegnosamente si rifiutò.[I 39] Tuttavia scrisse in una lettera a Koder (con quanta autocoscienza si può solo supporre) in questi termini: «Come sai, non ho il minimo sentimento di amarezza nei confronti di Paul e non condivido il giudizio che le mie sorelle danno di lui».[I 40] Ciò che criticava di Paul non erano le sue azioni ma, in modo caratteristico, le sue reazioni, e cioè di aver rotto con Hermine senza una buona ragione.

E Paul? Troppo spesso le vicende sono viste esclusivamente dal punto di vista delle sorelle. In questo caso furono le donne a scrivere la storia, e in questo quadro il ricordo di Paul si spegne («Possa la sua anima riposare in pace!»). In realtà egli visse ancora in Austria e tornò più volte a Thumerbach, solitamente ospite della cugina Lydia Oser, alla quale egli diceva: «Tu sei il legame [das Band], di per sé infruttuoso e tuttavia necessario perché esso lega», citando significativamente un passo tratto dal dramma di Grillparzer Ein Bruderzwist in Habsburg.[I 41] A Thumersbach s'incontrò con molti membri della grande famiglia, e suo figlio vive lì tuttora. Paul fece tesoro di questo legame e di molti altri. Coltivò nuovamente l'amicizia con Rudolf Koder e trovò in Austria nuove possibilità per sostenere gli altri nello stile tipico della sua famiglia. Ma la rottura con i fratelli e le sorelle sembrava irreparabile. Il libro di Hermine Familienerinnerungen aveva bisogno, come egli scrisse, di una «rettifica». I figli di Margaret si erano comportati con lui in modo arrogante e per quel che riguardava il patrimonio austriaco delle sorelle non lo avevano trattato correttamente. Ma, a parte questo, nelle sue lettere non vi è traccia di ostilità e piuttosto l'ammissione della propria «testardaggine» e dell'inconciliabile carattere. Del fratello Ludwig era solito parlare in termini gentili, ma talvolta respingeva in modo brusco chi tentava a causa di quella parentela di guadagnarsi la sua amicizia.[I 42]

Non si deve però sopravvalutare questa «Bruderzwist im Hause Wittgenstein». Si tratta in parte di uno dei numerosi esempi di rapporti umani che si guastarono a seguito della guerra. I rapporti non si ricomposero il 9 maggio 1945 con l'immediatezza con cui sorge l'alba nella «Creazione» di Haydn. Ma possiamo servirci di quest'ultimo episodio per riassumere i caratteri che accomunavano i fratelli maschi e che invece mancavano alle sorelle. Esse risentirono maggiormente dei dissidi che si erano manifestati tra loro ma erano più disposte alla riconciliazione. I fratelli al contrario avevano difficoltà a recedere dalle posizioni precedentemente assunte: nescit vox missa reverti.[I 43] Tutto ciò è perfettamente coerente con quella tendenza dei Wittgenstein a rifuggire dai compromessi e a mantenere toni corretti che si riscontra in ogni aspetto della loro condotta.

La vera ragione dell'ultimo contrasto tra i fratelli fu di natura emotiva e, almeno sotto questo riguardo, Ludwig dimostrò una sensibilità più femminile.[I 44] La lotta sostenuta dai due fratelli per armonizzare le loro profonde aspirazioni personali con i forti impulsi personali che agirono sulla loro vita ci indica dove vanno ricercate le contraddizioni e i paradossi fondamentalmente inscindibili dal loro genio.


Ludwig e Paul Wittgenstein

Carteggio Ludwig-Paul Wittgenstein 1920-1939

1920

43. Paul a Ludwig, 27 marzo 1920

VIENNA, 27/3/1920.
TEL. 59 102.
IV. Alleegasse 16.

Caro Lucky!

Or ora vengo a sapere che il signor Nähr[1] è stato qui & ha comunicato che la sua cameriera non permette che tu ti trasferisca domani, & questo perché, per motivi di salute, lei non se ne può assumere la responsabilità di fronte all'Ufficio di Polizia per gli alloggi. Il vero proprietario arriva la settimana prossima; forse si riesce a sistemare la cosa con lui.

Magari domani ci fai sapere cosa intendi fare; non puoi rimanere per qualche giorno ancora lì dove sei?[2]

Cordialmente & rapidamente

Tuo Paul.

44. Paul a Ludwig, settembre 1920

Neuwaldegg.

Caro Lucky!

Purtroppo sono arrivato a Vienna un giorno troppo tardi per poterti ancora vedere prima della tua partenza per Trattenbach. Ora c'è il motivato timore che tu in quel luogo venga messo all'ingrasso. Il nostro Paese scoppia ancora di ricchezza; & in particolar modo i maestri della scuola elementare!! Costoro nuotano nel benessere, straviziano nel superfluo, & «ben pasciuto come un maestro elementare in un villaggio di montagna» è diventato un detto proverbiale. I loro introiti sono cresciuti in modo favoloso, il loro scialacquio non ha limiti, nell'avarizia superano l'Oriente, nel lusso i Romani della decadenza, Lucullo è un pivello al loro confronto, in poche parole: sono tutti dei Creso, come ha detto zia Luise, & la maggior parte di loro deve essere mandata alle terme di Marienbad per obesità.

Nonostante tutto questo, spero tu non accetterai troppo malvolentieri il pacchettino di ghiottonerie che ti spedisco contemporaneamente a questa lettera.

All'inizio dell'inverno organizzerò una serata Labor.[3] Se trovo perlomeno persone che partecipino & di cui poi non si addormenti più della metà!

Tu ci mancherai, perché quello che servirebbe è una claque convinta.

Con viva cordialità Tuo fratello

Paul

45. Ludwig a Paul, 24 settembre 1920

24/9/1920

Caro Paul!

Grazie di cuore per la tua cara lettera. Il pacchettino non ce l'ho ancora, ma lo divorerò volentieri, anche se qui ricevo cibo in quantità più che sufficiente. È bello da parte tua, che tu pensi a me!

Se la tua serata Labor cadesse di sabato, magari potrei venire a Vienna. Infatti, dopo che mi sarò ambientato qui col lavoro, potrò di certo concedermi una simile gita. Suonerai la nuova fantasia? Io ho ascoltato solo l'inizio, che naturalmente è autenticamente laboriano, ma mi è sembrato piuttosto scarno. Il che però non dice nulla, perché lo si dovrebbe ascoltare più volte. – L'assolo del fagotto del quintetto per fiati mi sembra molto bello e in particolare trovo l'inizio e la conclusione meravigliosi.

Ora lascia che ti ringrazi di nuovo di cuore

il Tuo caro fratello

Ludwig

P. S. Non ho carta da lettera, perciò scusa la forma trasandata.

47. Ludwig a Paul, novembre 1920

Caro Paul!

Molte grazie per i biglietti. Ma non sono sbagliati? Sono infatti per mercoledì invece che per sabato. Te li rimando qui allegati. Se invece dovessero andar bene per sabato, per favore mandali o manda quelli sostitutivi al Dr. Hänsel Kriehubergasse 25, dove andrò prima del concerto.

Spero di non seccarti inutilmente, ma potrebbe esserci stato un errore.

Molto cordialmente Tuo

Ludwig

Non vedo l'ora!

1921

62. Paul a Ludwig, 25 gennaio 1921

TEL. 59 102.
VIENNA, 25 gennaio 1921.
IV., Alleegasse 16.

Caro Luki!

Insieme a questa lettera ti viene inviata anche una copia dell'andante della sonata di Weber: inoltre ho fatto copiare anche la romanza del concerto in mi bemolle maggiore di Weber. Il brano non è per la verità proprio il più significativo, – l'ultimo movimento è incomparabilmente più ricco, – e per di più piuttosto pesante, come deduco dal fatto che persino Behrends[4] si è permesso una semplificazione: ma non può nuocere, e volevo fartelo avere comunque, perché a me la parte centrale, i 32 passaggi e il successivo recitativo, piace molto.

Sono in procinto di partire, quindi posso solo lasciare l'incarico di copiare i pezzi e sperare che non ne venga fuori un pasticcio, e, se per il resto è tutto a posto, che il copista non faccia troppi errori, che in mia assenza nessuno può correggere. Se nella copia si trovassero troppi errori che sviano il senso, allora forse avrai la bontà di segnalarmi nel corso di febbraio, quando sarò di ritorno, le battute interessate, in modo che io possa rimandartele indietro corrette.

Molto cordialmente Tuo fratello

Paul.

Al sig. Ludwig Wittgenstein, maestro elementare,
Trattenbach presso Gloggnitz.

66. Paul a Ludwig, 12 aprile 1921

TEL. 59 102.
VIENNA, 12 aprile 1921.
IV., Alleegasse 16.

Caro Ludwig!

Ho saputo da Arvid che riusciresti a fare in modo di venire a Vienna sabato 23 per assistere a una prova del quintetto di Labor.[5] Io mi sono subito messo in contatto con la signorina Baumayer[6] in modo che convochi la riunione per il 23 pomeriggio. Nei prossimi giorni spero di venire a sapere qualcosa di più preciso al riguardo, ossia se e a che ora nel suddetto giorno si terrà la prova, cosa che poi ti scriverò subito.

Molto cordialmente Tuo fratello

Paul.

67. Ludwig a Paul, [dopo il 12 aprile 1921]

Caro Paul!

Molte grazie per i “frutti esotici”! Cioccolato, salsicce & formaggio però non sono affatto frutti esotici e in generale tu dovresti comunque moderarti!

Il pensiero della musica per Pasqua mi rallegra molto. Ma se vuoi organizzare un concerto di quel genere, perché non fai eseguire per noi proprio il quintetto per clarinetto, dal momento che, per quanto l'altro sia bello, è questo il pezzo da novanta. Col che ovviamente non volevo dire di non essere estremamente grato per il quintetto per fiati. Quando sono stato a Vienna per le vacanze di fine semestre, ho sentito la 5ª di Bruckner. Mi ha fatto proprio un certo effetto. L'inizio in particolare è grandioso. Ho sentito anche suonare la Baumayer e ne sono stato molto affascinato. Ora cordiali saluti & ancora molte grazie!

Tuo Luki

70. Paul a Ludwig, 4 giugno 1921

TEL. 59 102.
VIENNA, 4 giugno 1921.
IV., Alleegasse 16.

Caro Luki!

Veniamo a te con una domanda: gradiremmo sapere se durante le vacanze hai intenzione di venire a stare per un po' di tempo da noi a Neuwaldegg. Le cose infatti stanno così: a causa della penuria di alloggi e delle richieste costanti di camere singole o di interi appartamenti, è auspicabile sfruttare il più possibile la casa. Se quindi avessi intenzione, cosa che naturalmente ci farebbe enorme piacere, di venire da noi per un periodo piuttosto lungo, allora la tua stanza nella casa grande sarebbe occupata e noi avremmo una giustificazione per l'Ufficio addetto agli alloggi. Se invece tu non volessi venire da noi, almeno non per un lungo periodo, allora offriremmo la stanza a qualche conoscente, probabilmente all'anziana signorina von Alt[7] (la figlia del pittore). Infatti altrimenti si rischia che l'Ufficio addetto agli alloggi ci metta in casa degli estranei. Se invece volessi venire da noi per un breve periodo, o più spesso per pochi giorni alla volta, non ci sarebbero problemi se anche la tua stanza fosse già assegnata a qualcun altro. In quel caso dormi da me o ti arrangiamo un letto nel mio salone, oppure qualcun altro ti offre ospitalità. Certo, tu, con la tua garçonnière arredata con lusso dispendioso, sei in certo senso viziato, ma se comunque si tratterà solo di qualche giorno, ti adatterai a chiudere un occhio.

Non è neppure necessario che tu ti vincoli ora. Forse non sai ancora neppure con certezza che cosa intendi fare quest'estate; solo nel caso in cui tu lo sapessi già, ci farebbe molto piacere saperlo.

Te l'ho già detto tante volte, ma lo ripeto comunque: se gradissi una mia visita per ascoltare la fantasia di Labor o qualcos'altro, sono sempre disponibile. (Eccetto la prossima domenica, perché sarò assente per un paio di giorni.)

Molto cordialmente Tuo fratello

Paul.

1922

79. Paul a Ludwig, [24 giugno 1922]

VIENNA, IV. ALLEEGASSE 16.
Sabato.

Carissimo Lucky!

Ho appena ricevuto la tua cara lettera, vado subito in città & vedrò che cosa si può fare da parte nostra per il tuo amico Scholz.[8] È meglio che poi il risultato lo comunichi subito prima a lui che non a te.

Molto cordialmente Tuo fratello

80. Paul a Ludwig, 24 giugno 1922

TEL. 59 102.
VIENNA, 24 giugno 1922.
IV., ALLEEGASSE 16.

Carissimo Luki!

In aggiunta al mio breve scritto di stamattina ti comunico solo che oggi non ho ancora potuto fare nulla per il tuo amico Scholz: il signor Groller,[9] mio factotum in simili faccende, non c'era e con Feilchenfeld[10] e Kux[11] in questo momento non sono in rapporti tali da potermi rivolgere a loro con una simile richiesta. Lunedì Groller sarà di ritorno. Lui conosce un mucchio di gente occupata in vari settori, e forse in questo modo si riesce a procurare un posto al signor Scholz.

Dato che il tutto però in ogni caso richiederà un po' di tempo, mi sono permesso di mandare al giovanotto 60.000— corone. Non inorridire se, a una sua richiesta di raccomandazione, gli offro del denaro, cosa che 1) né tu né lui avete preteso e 2) ha sempre un che di freddo e quindi di offensivo.

Lo so; ma credo di aver impacchettato il denaro in modo tale che lo possa accettare senza sentirsi umiliato, lasciandogli per di più la possibilità di restituirmelo più tardi.

Siamo molto felici del tuo arrivo; la mamma, per parte sua, si è già esercitata nelle ouverture a quattro mani di Weber.

Molto cordialmente Tuo fratello

Paul

81. Paul a Ludwig, 7 luglio 1922

TEL. 59 102.
VIENNA, 7 luglio 1922
IV., Alleegasse 16.

Carissimo Luki!

Il signor Scholz è stato oggi nel nostro ufficio e ha raccontato al signor Groller di aver trovato e accettato un posto ad interim e di essere quindi, almeno per il momento, fuori pericolo. Nel frattempo il signor Groller si darà da fare per trovargli un posto stabile, e io volevo soltanto pregarti di scrivergli all'occasione che, non appena il suo posto attuale scade, si rivolga di nuovo a noi o invece, se trova da sé un posto stabile, ce lo faccia sapere.

Questo è necessario perché lui sembra essere molto schivo e magari non se la sentirebbe di chiamarci in causa una seconda volta.

Ancora una preghiera: quando verrai a Vienna? Innanzitutto voglio essere a Vienna anch'io e poi io e la mamma vogliamo suonarti le ouverture di Weber.

Molto cordialmente Tuo fratello

Paul.

Egregio
Signor Ludwig Wittgenstein
Trattenbach presso Gloggnitz

83. Ludwig a Paul, 18 ottobre 1922

Caro Paul!

Scusa se ti rispondo solo adesso. Sono stato molto occupato. Sì, Grodzinsky[12] era il mio superiore a Cracovia. Allora era Akzessist e in seguito è diventato Offizial e di certo anche Oberoffizial, ma questo non lo so. È persona capace e non lo considero scorretto. Si è rivolto a me per iscritto, ma io naturalmente non posso fare nulla per lui. Se tu fai qualcosa, è molto bello da parte tua. Come ho detto, nell'ultimo periodo sono stato molto occupato, fra l'altro anche per via del fatto che ho di nuovo dovuto traslocare; non in un'altra località, ma in un altro alloggio.[13] Ora abito da una certa vedova Ehrbar in una stanza molto grande e davvero lussuosa con ogni confort: luce elettrica, servizio etc., etc. A Ognissanti, se Dio vuole, verrò a Vienna. Arrivederci!

Cordiali saluti,

Tuo fratello

Ludwig

84. Paul a Ludwig, 13 dicembre 1922

VIENNA, IV. ALLEEGASSE 16.
13/12/22.

Carissimo Lucky!

Volevo solo chiederti se hai qualche desiderio a proposito dell'esecuzione a quattro mani per Natale. Prima saprò che cosa vuoi ascoltare, meglio sarà, così avrò tempo di guardarmi in anticipo il brano.

Del quintetto di Labor per ora ho ricevuto soltanto i primi tre movimenti: la signorina Staake[14] non è infatti veloce a copiare come la povera Menzel.[15] A Natale ti suonerei volentieri anche due trii di Bach.

Tuo fratello che molto ti stima

Paul.

85. Ludwig a Paul, [anni 1920?]

Caro Paul!

Ti scrivo di gran fretta. Grazie mille per le tue care righe. Quello che suonerai farà piacere a Vienna. Una volta avevi in mente uno Schumann. Oppure perché non ci suoni il quartetto in la minore di Brahms? Per me qualsiasi cosa sarà una grazia. Cordialissimi saluti

Tuo affezionato fratello

Luki

86. Paul a Ludwig, [attorno a Natale 1922]

Neuwaldegg
Mercoledì.

Carissimo Lucky!

Ma che delusione! Sarei stato così contento di suonare per te insieme alla signorina Staake; a Berlino avevo comperato & anche già guardato le variazioni Brahms-Haydn – e arrivato qui mi informano che tu alloggi dagli Hänsel![16] Se solo io fossi a Vienna quando ci vieni tu!!

Paul.

1923

88. Ludwig a Paul, 26 gennaio 1923

Caro Paul!

L'altro ieri ho ricevuto il tuo enorme regalo. Molte, molte grazie! Che i libri siano arrivati tanto tempo dopo la tua cara lettera è dipeso dal fatto che nel frattempo noi qui siamo stati sommersi dalla neve, tanto che i treni non funzionavano. E il mio ringraziamento arriva in ritardo perché ora abbiamo avuto un'ispezione e perciò c'era ancora più da fare del solito.

Arrivederci e ancora mille grazie!

Tuo fratello

Ludwig

90. Ludwig a Paul, 10 febbraio 1923

Caro Paul!

Grazie mille per il tuo gradito scritto. Sabato prossimo, il 17/2, verrò a Vienna verso le 6 di sera e domenica a mezzogiorno tornerò indietro. Se quindi la prova si potrà svolgere in questo lasso di tempo, sarei molto grato di poterla ascoltare. Vacanze non ne ho più fino a Pasqua. – La grande novità è che cerco di eseguire il primo movimento del quintetto per clarinetto di Brahms. Non è enormemente difficile. Naturalmente lo suono di mezzo tono più alto del dovuto.

Arrivederci!

Tuo fratello

Ludwig

92. Paul a Ludwig, [dopo il 10 febbraio 1923?]

TEL. 59 102
VIENNA, giovedì.
IV. Argentinierstraße 16.

Carissimo Lucky!

La prova avrà luogo domenica mattina alle ore 9. Spero che l'esecuzione proceda abbastanza da dare un'idea del brano intero & spero che ti piaccia. Attendiamo tutti con gioia il tuo arrivo!

Molto cordialmente Tuo

Paul.

93. Paul a Ludwig, 15 maggio 1923

TEL. 59 102
VIENNA, 15/5/23.
IV. Argentinierstraße 16.

Caro Lucky!

1) desidererei sapere, nel caso tu venga a Pentecoste,[17] se hai particolari desideri riguardo all'esecuzione di qualche pezzo. Se me lo fai sapere per tempo, avrò la possibilità di guardare ancora un po' il brano.

2) Scusa se non ti ho ancora spedito la voce soprano nel quinto movimento del quintetto di Labor. Oggi la faccio copiare & quindi almeno la troverai qui pronta.

Arrivederci a presto!

Molto cordialmente Tuo fratello

Paul.

1924

97. Ludwig a Paul, 9 gennaio 1924

Caro Paul!

Grazie molte per le tue care righe. Ho ricevuto pacchetto & libro. All'ultima annotazione della tua lettera voglio solo rispondere che tu, per un'ingenuità che ti fa onore, non hai idea di come io sia guidato ovunque dai motivi più abietti e banali. Sì, io sono un'esistenza perduta, quindi del tutto indegno del vostro affetto, se non sarà un miracolo a salvarmi. Basta di tutto questo. —

Il ritaglio[18] mi ha molto divertito. È incredibile che, in questi casi, si parli sempre di un medium smascherato invece che di un professore smascherato!

Adesso ancora una richiesta: conosci un'opera o un brano cantato dal titolo Axur?[19] In questo pezzo – qualsiasi cosa esso sia – compare una melodia con le parole «come là sui prati.....». Saresti così gentile, se non lo conosci, da cercarlo magari nella tua enciclopedia e da farmi copiare eventualmente quella melodia? Scusami per questa seccatura.

Cordiali saluti

Tuo

Ludwig

P.S. Sto benissimo.

98. Ludwig a Paul, 11 gennaio 1924

Caro Paul!

Mille grazie per la tua lettera. Adesso mi dispiace di aver importunato te per quella melodia, ma non avevo idea che fosse così difficile da trovare e non valeva davvero la pena che tu facessi quella fatica immane! Si tratta di questo: c'è una splendida poesia di Mörike Per l'anno nuovo, sul titolo della quale Mörike ha scritto: Melodia a Axur: Come là sui prati.[20] Il brano si intitola quindi di sicuro Axur e l'annotazione suona come se si trattasse di un brano famoso. Insomma, io volevo cantare quella canzone con i miei alunni, in particolare perché, dal ritmo curioso della poesia, avevo dedotto si trattasse di una melodia curiosa. Mörike per di più aveva grandi doti musicali e non avrebbe mai – pensavo io – scritto la poesia per una brutta melodia. Si intenderà quindi di certo la musica di Salieri. In caso tu voglia occupartene ulteriormente – il che per altro non è affatto necessario, perché ho brani a sufficienza da cantare coi ragazzini e forse quel canto di Capodanno si dimostra addirittura inadatto – nel caso però che tu voglia fare ulteriori ricerche, ti trascrivo qui la prima strofa della poesia, perché con il suo ritmo può fornire un certo punto di riferimento:

1)

Come di soppiatto
Pian piano un angioletto
Con rosei piedini
Giunge sulla terra,
Così s'avvicinò quel dì.
Cantate, o voi devoti
Un sacro benvenuto,
Un sacro benvenuto!
Cuore, unisciti al canto!

2)

Tutto in lui ha avuto inizio,
Che gli astri e i pianeti
Nella azzurra volta
Del cielo mette in moto.
Sii tu, Padre, a consigliare!
Sii tu a dirigere e a guidare!
Signore, a te in mano
Sia inizio e compimento,
Tutto sia in te riposto![21]

Non ho potuto resistere dal trascrivere tutte e due le strofe, perché sono indicibilmente belle. Per favore non occuparti più della faccenda, a meno che interessi anche a te. Per il mio scopo non vale la pena di fare tanta fatica. Ancora mille grazie!

Tuo

Ludwig

99. Paul a Ludwig, 6 marzo 1924

TEL. 59 102
VIENNA, 6 marzo 1924
IV. Argentinierstraße 16.

Carissimo Luki!

Non ho dimenticato il Mörike. Mi sono fatto mandare un volume con l'esegesi delle poesie di Mörike.[22] C'è un capitolo intero sul rapporto di Mörike con la musica, anche la canzone per capodanno vi è menzionata espressamente, ma della melodia di Axur non si dice proprio nulla.

Qualche tempo fa sono stato un paio di giorni alla Hochreit, da dove avrei voluto venire a farti visita, e avevo già in tasca anche un volumetto di Daudet per potertene magari leggere qualcosa. Però fui informato che la strada da Schwarzau a Puchberg non è ancora praticabile, per cui dovetti rinunciare al mio progetto.

Molto cordialmente Tuo

Paul

1925

103. Ludwig a Paul, [1924/25]

Caro Paul!

Cosa ti è saltato in mente di ricoprirmi di tutti i tesori dell'Occidente e dell'Oriente! Grazie di tutto cuore. I bambini di Otterthal si rifiutano già di mangiare crauti e canederli e vogliono solo uva Malaga, arance e datteri. Mi rallegro al pensiero del nostro incontro a Natale. Qualche settimana fa Koder[23] a Puchberg mi ha suonato alcuni pezzi per organo di Labor[24] (che sono nell'album per organo), qualcuno molto bello & strano.

Un saluto cordiale!

Tuo Ludwig

106. Ludwig a Paul, 14 gennaio 1925

Caro Paul!

Grazie per la tua cara lettera e per il candelabro. Per quanto suoni strano: se fosse stato un candelabro di buon gusto, forse mi sarei un po' arrabbiato per questa spedizione; questo mostro invece mi dà gioia! — Al canonico di Trattenbach avevo detto che tu avevi intenzione di mandargli qualcosa per i suoi poveri e ne era felicissimo. Il 31/1 verrò probabilmente a Vienna. Spero di vederti.

Tuo Ludwig

110. Ludwig a Paul, [anni 1920]

Caro Paul![25]

Gretl mi ha detto che fra te, lei & Mining c'è un serio malumore & la difficoltà sta nel fatto che tu credi che non ti venga detta la verità. Gretl ha pensato che se io avessi parlato con te, avresti creduto a quello che ti dico. E anche io credo che prenderai per oro colato quello che ti dirò. Ti scrivo una lettera, invece di parlare, forse soprattutto perché la potrai rileggere spesso (così come io dovrei ripetere la mia spiegazione, se tu dicessi: «Io infatti credevo etc. etc.»).

Gretl ti ha esortato a suonare il Labor da lei solo & esclusivamente perché a lei avrebbe fatto piacere se tu avessi suonato un Labor da lei; & per nessun'altra ragione. Una volta lei è venuta in sala da me & m'ha detto: «Il Paul deve aver suonato benissimo il Labor. Mi piacerebbe proprio pregarlo di suonarlo anche da me». Io le ho detto: «Sarebbe magnifico». E lei: «Vieni con me. Glielo chiediamo!». Queste circa sono le parole precise & di certo il senso preciso. Il resto poi lo sai. Ora, perché ti ha esortato: naturalmente non, come pare tu abbia detto, per darti un contentino per il fatto che di recente non eri stato pregato di farlo. Questo non c'entra per niente. La Helene ha cantato, perché lei si era offerta di farlo. La Baumayer ha suonato perché lei & lei soltanto (forse quale oggetto della mia particolare venerazione) era stata pregata di suonare. Se anche avessi per fratelli sei strumentisti o cantanti di livello artistico, a nessuno di loro, in quest'occasione, sarebbe stato chiesto di esercitare la propria arte, perché non doveva diventare un concerto (e, detto per inciso, era effettivamente già troppo qualcosa di questo genere). Ma proprio per questo, se posso esprimermi così – la coscienza della Gretl nei tuoi confronti era del tutto pulita & perciò non aveva alcun motivo, & credeva anche di non averne nessuno, di darti un contentino. – Ha espresso il desiderio di ascoltare il Labor in primo luogo perché da non poco tempo considera la sua musica qualcosa di davvero importante, e poi perché sa che a me farebbe molto piacere ascoltare Labor & perché ho parlato spesso con lei di come la musica strumentale & in particolare il Labor suonerebbero a casa sua. Per quanto mi riguarda, mi auguro di sentirti suonare Labor dalla Gretl. Proprio perché mi piacerebbe sentire Labor da lei & perché mi piacerebbe sentire te da lei, quando suoni Labor. (Devo aggiungere, anche se suonassi Wagner o i valzer di Strauss.) Per quanto la mia opinione sul tuo modo di suonare sia di per sé del tutto ininfluente, mi vedo adesso costretto a parlarne, perché la cosa è qui pertinente in quanto tu devi aver detto di sapere che io non chiedo di ascoltarti: io ti ho espresso una volta – al caffè del Volksgarten – la mia opinione, ovvero che quello che differenzia te da un artista riproduttivo è lo stesso che differenzia un attore (naturalmente uno bravo) da un recitatore che null'altro fa che ripetere l'opera dell'autore; mentre l'attore può considerare il testo quasi solo come un sostrato per la sua personale & indipendente attività. Tu – io credo – non vuoi consacrarti alla composizione e ritirarti dietro di essa, ma vuoi rappresentare te stesso. Ora, io so che anche qui esce fuori qualcosa che merita di essere ascoltato & intendo non solo per chi ammira la tua tecnica, ma anche per me & per quanti sanno apprezzare un'espressione di personalità. Per contro non mi rivolgerò a te quando (come nel mio caso succede il più delle volte) vorrò sentir parlare un compositore. Ma anche qui ci sono alcune eccezioni, ossia p. es. Wagner. (Adesso non mi metterò a filosofeggiare sul perché tu esegui Wagner in modo diverso dalla maggior parte degli altri compositori) & anche Labor, che tu suoni (o a me sembri suonare) con una certa autorinuncia. Credo che tutto ciò non sia affatto così semplice come ho scritto, ma grosso modo è così. – Inoltre, nel caso della musica di Labor, tu & io siamo uniti anche dall'attuale interesse per questa musica. Queste sono le ragioni per cui mi auguro in modo particolare di sentirti suonare. Quando Gretl allora mi fece questa proposta, il mio felice consenso derivava anche dal fatto che mi dissi: è bene che anche lui prenda la parola, se non è possibile già oggi. Ma non era nel senso di un contentino, ma in un senso onorevole. – Credo che questo sia tutto quello che avevo da scrivere. Per favore non rispondermi al riguardo, ma prendi la cosa secondo le mie intenzioni.

Tuo

Ludwig

Anni 1930

125. Ludwig a Paul, 11 gennaio [anni 1930]

Caro Paul.

Per prima cosa desidero ringraziarti per i molti cioccolati. Presto ti si dovrà mettere sotto tutela. — Per seconda cosa però, riguardo alle parole convenienti & sconvenienti, io credo che dietro non ci sia nulla di più di quello che ho detto di recente: l'uso di una determinata parola esprime un atteggiamento preciso rispetto al significato di quella parola. Prendi per esempio le tre parole “cacatoio”, “gabinetto” e “quel posticino”. Se usi la prima, vuol dire che non ti vergogni affatto di pensare all'uso davvero disgustoso di quel locale. La seconda parola è già puramente obiettiva. Se ne fai uso, dimostri che parli della cosa in maniera astratta, quasi puramente scientifica. La terza espressione invece è addirittura una perifrasi e il ricorrervi dimostra che si preferirebbe non parlare affatto della cosa. Insomma: alle tre espressioni si collegano davvero gruppi di rappresentazioni differenti. Lo stesso succede con “bocca” & “muso”. Se tu, senza parlare volgarmente, attribuisci la parola muso alla bocca di una persona, puoi solo intendere qualcosa di molto negativo: una prova che “muso” significa davvero qualcos'altro rispetto a “bocca”. Ma ora basta. Ancora un grazie di cuore e un cordialissimo saluto da

Tuo fratello

Ludwig

1932

133. Paul a Ludwig, 19 gennaio 1932

19/1/32

Caro Lucky,

Ti prego di goderti lo scritto che ti allego e poi di rispedirmelo, perché Mining desidera inserirlo nella sua raccolta. L'autrice, la signora v. Oberleith[…],[26] è la moglie di un pessimo compositore[27] imparentato con i Chiari.[28]

Pensa: il 90% – a dir poco! – sarebbe abbastanza vanitoso da cascarci. E tutti questi ne comprerebbero certo almeno una copia! Con le risposte la buona signora ci sta compilando un album di autografi. E che pubblicità per il musicista in questione: «Omelette à la Mayer»![29] I lettori di questo ricettario saranno certo indotti a pensare che la pietanza tragga il nome da lui, mentre in realtà è stato lui a chiamarla così in onore di se stesso!

Molto cordialmente Tuo

Paul

134. Ludwig a Paul, con una bozza di lettera alla signora Oberleithner [24 gennaio 1932]

Mio caro Paul!

Molte grazie per le diverse prelibatezze.[30] Quando ricevetti la missiva della signora Oberleit[h]ner, redassi una lettera in cui la pregavo di accogliere il mio nome nel suo ricettario, benché io non sia un musicista. Ma non spedii quella lettera perché pensai che si potesse poi creare una confusione con te. La mia lettera era molto ben scritta & probabilmente sarebbe stata pubblicata fra le risposte divertenti. Quindi è quasi un peccato che sia andata così. (Le avevo scritto persino un motto filosofico su una pietanza.) Per favore salutami molto cordialmente Bassia.[31] – Ti mando comunque la brutta copia della mia lettera alla Oberleit[h]ner. Credi che il mio contributo sarebbe stato accettato?

Tuo Ludwig

Stimata signora!

La sua idea di un ricettario musicale è squisita. Tanto squisita come di certo lo saranno al palato le pietanze che presto diverse signore prepareranno secondo le sue ricette. Che peccato però che soltanto i musicisti abbiano accesso agli spazi consacrati di questo libro. Ah, se solo fossi un musicista. Invece purtroppo sono solo un filosofo brontolone. E tuttavia la filosofia non è forse musica & la musica filosofia?! Beh, mi perdoni questo po' di sofistica. Ma almeno le composizioni del suo signor marito non sono forse filosofia musicata??? Quindi ora voglio tentare di introdurmi da filosofo in questo simposio di musicisti.

Il mio piatto preferito sono i pomodori con la maionese e per questi le voglio scrivere un bel motto filosofico:

Quel che il globo è per il THEOS creatore
Lo è l'idea per lo spirito umano inventore.

Con ammirazione e stima La saluta

Il Suo

Dr. Ludwig Wittgenstein

Se mi vuole onorare includendomi nel suo libro, La prego di voler citare il mio nome completo, perché non voglio essere confuso con il pianista Paul Wittgenstein, che magari verrà pure accolto nella sua opera, ma con il quale io non ho alcuna relazione di parentela.

Anni 1930

135. Ludwig a Paul, [anni 1930]

Paul inviò a Ludwig questa pagina della Hamburger Illustrierte del 27 settembre 1930. Paul richiama l'attenzione di Ludwig sulla statua di Einstein. Immagine dal lascito letterario di Brian McGuinness (sig. 256/20-35) per gentile concessione dell'Istituto di ricerca Brenner-Archiv dell'Università di Innsbruck.

Caro Paul!

Mille grazie! Quando ho visto la foto con l'Einstein,[32] mi sono detto ad alta voce: non è possibile! Purtroppo qui non c'è nessuno che sappia davvero apprezzare questa cosa impossibile & la gioia non condivisa è gioia soltanto a metà. Molte grazie anche per il cerotto etc. che di certo devo alla Mining a cui ti prego di passare il mio grazie (profondamente sentito, perché lo sento proprio giù in fondo).

Cordialmente, Tuo fratello

Ludwig

1934

146. Paul a Ludwig, 30 dicembre 1934

30/12/34.

Caro Lucky,

Volevo scriverti in ogni caso, visto che purtroppo a Natale non ti ho potuto vedere. Con l'occasione desidero riferirti due delusioni che mi sono occorse durante la mia lettura in viaggio.

La prima delusione sono stati i Nibelunghi di Hebbel:[33] li trovo un fiasco in ogni senso. Si comincia già all'inizio con la dedica a sua moglie… «quindi accetta questo lavoro, al quale tu dai anima, perché esso t'appartiene, & se potrà durare, sia per la tua gloria soltanto…». Se un autore scrive una trilogia drammatica deve perseguire scopi superiori.

Poi questa mistura di antichità & attualità (un errore che Wagner non fa): Crimilde, quando Sigfrido si mette in viaggio, deve imballare la corazza sopra tutto il resto!!! “La morte di Sigfrido”, atto 4, scena 6. Crimilde: … «che i vecchi siano tanto affezionati agli animali» (“La vendetta di Crimilde”, atto 1, scena 3). Ma lì accanto Brunilde d'Islanda, fiabesca figura preistorica.

Hagen & Günther, che nella prima & seconda parte si comportano in modo vigliacco e abietto, nell'ultimo dramma diventano eroi. (Se anche fosse così nel poema epico, questa non è una giustificazione per il drammaturgo.)

E poi perché la vendetta di Crimilde ha 5 atti? La storia si allunga come la pasta dello strudel; se vuole accoppare Hagen, perché non lo fa subito?

Parla tutto il tempo di voler vendicare Sigfrido; nell'ultimissima scena, in cui ammazza Hagen, all'improvviso inizia a parlare del tesoro dei Nibelunghi, che fino a quel momento era stato menzionato solo marginalmente. Quindi ha agito soltanto per via dell'oro?

Alla fine Teodorico assume il potere «in nome di colui che sulla croce scolorò». Ecco un nuovo tema, a cui prima è stato fatto al massimo qualche accenno. Privo di senso e di ragionevolezza!

Prescindendo poi del tutto dal fatto che Brunilde, introdotta inizialmente in maniera tanto significativa, viene semplicemente messa da parte. (Anche qui Wagner è più logico.)

Questi errori pesano in ogni caso più dei punti positivi, che a me non risultano individuabili. Gli errori invece ci sono.

La seconda delusione è stato un libro di Herbert Spencer, Education.[34] Lafcadio Hearn[35] lo definisce da qualche parte the world's greatest philosopher. Io avrei detto: un personaggio molto simpatico, magari un buon […] di un istituto, ma assolutamente non scientifico.

Quando faccio copiare un brano musicale & poi fin dalla prima scorsa casuale trovo un errore, posso esser certo che l'intero quaderno ne pullula. E se già sulla prima pagina di un'opera filosofica scopro un quaternio terminorum,[36] è giustificata la stessa conclusione. Nella misura in cui si tratta di dottrina filosofica, avrei potuto far dietro-front fin dalla prima pagina.

Non rispondere a questi miei scarabocchi, a meno che tu ne abbia particolarmente voglia, e poi [ci vediamo] in Alleegasse, visto che probabilmente io partirò da qui il 25/1. Ci rivedremo in aprile se Dio vuole per Pasqua o quest'estate.

Molto cordialmente Tuo fratello

Paul

1935

147. Ludwig a Paul, 26 gennaio 1935

Caro Paul!

Mille grazie per la tua lunga lettera. Ti potrò rispondere solo in forma abborracciata & del tutto insufficiente. Tanto più che non ho con me lo Hebbel & non l'ho più letto da tanto tempo.

Io credo che nessuno dei punti su cui trovi da ridire sia un vero errore; & in questo tuttavia non ho nessun dubbio che si possa dire che la forza dello scrittore non sia neppure lontanamente bastata a rappresentare i conflitti che qui si devono rappresentare. Col che intendo solo dire che alla fin fine l'impresa non è riuscita. – È, credo, come se si leggesse, poniamo, un libro di estetica & lo si trovasse nel complesso, come sistema, un fallimento, ma si trovasse anche che nel libro sono sparse ovunque ottime osservazioni sul tema trattato. Così anche qui si possono vedere di continuo sguardi profondi & belle invenzioni, & di certo molti di più di quelli che io riesca a supporre. Credo che Hebbel e Wagner si possano paragonare tanto poco quanto un cieco & uno storpio, se non nella misura in cui – nessuno dei due riesce a camminare bene. In Wagner non c'è il minimo di tragicità dall'inizio alla fine; proprio come in una fiaba o in un mito. Vale a dire che non ci sono mai scontri di forze che noi percepiamo come paritetiche. Dove ci sono scontri, sono fra la luce & la tenebra. L'essenziale per Hebbel è proprio che tutti hanno ragione. Vale a dire: in Wagner non ci sono problemi, mentre in Hebbel è un pullulare di problemi. In particolare per lui gli scontri sono sempre fra tipologie: culture, popoli, razze, epoche (vedi Erode e Marianna, Gige, Genoveffa).[37] – Si potrebbe anche dire così: la seconda metà del XIX secolo si è occupata in continuazione di problemi di razza; cioè del confronto, della valutazione, delle pretese delle razze. Per questo anche fra i drammi di Hebbel sono nati L'ebrea, gli Argonauti, i Maccabei. In tutti questi testi ha luogo un conflitto di questo tipo. (Nel Nathan invece in questo senso non c'è alcun conflitto.) Per Wagner il problema invece è già risolto & luce & tenebra sono separate. (Già per questo gli altri sono assai più onesti.)

In Wagner il mito deve essere drammatizzato; in Hebbel si deve mostrare lo scontro fra mondi differenti e cioè, fra l'altro, lo scontro fra un mondo arcano & uno quotidiano. Questo a proposito della tua prima critica.

Sulla seconda: questo, io credo, non è affatto un errore. Il carattere del re nell'Ebrea è eroico o abietto? Entrambe le cose! –

Errore si può invero definire solo ciò la cui eliminazione o correzione migliorerebbe la cosa errata.

Crimilde non si vendica semplicemente di due persone, ma di un'intera cultura. (È come quando Dasy Nagy non fa imparare il tedesco ai suoi figli.) Si allea con una cultura straniera contro quella della sua casa natale. La differenza fra le due culture viene esposta in maniera grandiosa nel dialogo fra Attila & Teodorico prima dell'arrivo dei Nibelunghi.

Il tesoro & Sigfrido sono per Crimilde in certo senso una cosa sola. Inabissare il tesoro era qualcosa di simile a oltraggiare il cadavere dell'uomo ucciso – e non è perché siamo tanto attaccati al corpo morto che si percepisce la cosa come dolorosa. Sigfrido significava per Crimilde potere & forza & il tesoro è un simbolo di questo potere in più di un senso.

Che, per così dire come epilogo, venga introdotto un nuovo tema, non è di per sé, io credo, un errore; ma non voglio dire che qui abbia l'efficacia che dovrebbe avere. Il senso è appunto quello che l'intera epoca passata con tutti i suoi conflitti s'inabissa & una nuova ha inizio. Adesso però basta, più che basta!![38]

Scusa questi scarabocchi

Tuo fratello

Ludwig

150. Ludwig a Paul, [4 settembre 1935]

Caro Paul!

Grazie per la tua cara lettera. Fra 3 giorni parto per ca. 3 settimane per la Russia. Perciò ci potremo rivedere soltanto a Natale. Io per la verità non sono eccessivamente impegnato, ma molto preoccupato per diverse cose; & per questo ricaveremmo poco da un incontro in albergo.

Grazie per i saluti di Koder & per la cartolina che mi avete spedito, a lui ho scritto oggi. Coi migliori auguri

Molto cordialmente Tuo

fratello Ludwig

1936

Copertina dell'opuscolo Loquimur latine!. Immagine dal lascito letterario di Brian McGuinness (sig. 256/20-104) per gentile concessione dell'Istituto di ricerca Brenner-Archiv dell'Università di Innsbruck.

152. Paul a Ludwig, 1º maggio 1936

Vienna, IV. Argentinierstrasse 16.

Carissimo Lucky,

Benché di solito ti mandi solo scemenze compendiose, oggi riceverai l'articolo allegato,[39] per via dei punti segnati in rosso,

Molto cordialmente Tuo

Paul

Loquimur latine!. Immagine dal lascito letterario di Brian McGuinness (sig. 256/20-104) per gentile concessione dell'Istituto di ricerca Brenner-Archiv dell'Università di Innsbruck.

153. Ludwig a Paul, [dopo il 1º maggio 1936]

Pro calceo ingenti, quem mihi misisti, maximas gratias tibi ageo. Stultitiae limes non notus est. Inanitas cerebrorum in dies expavescit.[40]

Molto cordialmente Ludwig

1937

160. Ludwig a Paul, 14 ottobre 1937

Skjolden i. Sogn

Caro Paul!

Qualche giorno fa è stato qui da me il giovane Hermann Hänsel, per discutere con me dei suoi studi. Per ragioni che qui non posso sviscerare, ma che sono del tutto rispettabili, desidera interrompere gli studi (filologia) & assolvere già adesso il servizio militare. Cioè desidera, se è possibile, arruolarsi subito dopo il suo ritorno a Vienna (fra ca. due settimane), invece di tornare a frequentare l'università. Né lui né io conosciamo però le scadenze per l'arruolamento. Inoltre poi Hermann H. di questo non ha ancora parlato con suo padre, gliene ha scritto, ma io non so se lui gli darà la sua approvazione. Pertanto ho dato a H. H. una lettera per te, che ti dovrebbe consegnare dopo aver parlato con suo padre (nel caso che costui approvi) & in questa lettera ti prego di consigliare H. H. & eventualmente di aiutarlo, raccomandandolo presso qualche militare, perché a mio parere merita questo appoggio. Dopo essere partito, H. mi ha mandato da una tappa del suo viaggio una lettera in cui mi prega di mandarti per posta una lettera sulla sua faccenda, perché altrimenti potrebbe essere troppo tardi & magari impossibile fare qualcosa, se tu venissi a conoscenza della cosa solo fra due settimane (Hermann H. infatti compie l'intero viaggio in bicicletta).

Ora ti prego di fare quanto segue: per favore mettiti in contatto con il direttore Hänsel,[41] mostragli questa lettera, chiedigli se Hermann ha la sua approvazione nel voler assolvere il servizio militare ora, invece che a conclusione dei suoi studi; & se è così, allora, per favore, datti da fare per lui – se solo la cosa è possibile – in modo che possa arruolarsi adesso. Io considero Hermann H. un giovanotto molto serio, in gamba & volonteroso, che è degno del tuo impegno.

Perdona questa seccatura a tuo fratello che ti saluta molto cordialmente

Ludwig, in ottima salute.

Spero che questa lettera non sia troppo poco chiara. Tuo L.

1938

163. Ludwig a Paul, 30 marzo 1938

81 East Rd
Cambridge
30/3/38

Mio caro Paul!

Per sicurezza rispondo anche a te su richiesta di Mining: io non mi unirò alla vostra istanza,[42] ma sono convinto della sua legittimità per voi.

Ovviamente potete segnalare il mio servizio militare ecc.; ma questo non deve portare all'equivoco che io perciò partecipo automaticamente all'istanza.

Con sincero affetto e molti auguri

Tuo Ludwig

165. Ludwig a Paul, 5 luglio 1938

81 East Rd
Cambridge
5/7/38

Caro Paul!

Solo una riga per dirti, cosa che si capisce da sé, che ti penso.[43]

Molto cordialmente Tuo

Ludwig

Per favore salutami il Koder, la Mining & anche tutti gli altri quando li vedi.

1939

172. Paul a Ludwig, [1939]

I tedeschi sono ricattatori e quando si mostra a un ricattatore quali siano le proprie debolezze, si è del tutto perduti. […] Qui c'è solo una possibilità: bisogna cioè dire ai tedeschi che riceveranno tanto e non un centesimo in più, e che si adegueranno! […] John Stonborough ha urlato da un capo all'altro del tavolo: «Del tuo denaro io me ne frego!» […] Si deve riflettere su che cosa questo significhi: si trattava di vita o morte per fame. […] Il mio passaporto tedesco era praticamente scaduto. […] Dato che sono arrivato in America troppo tardi, tutti i posti disponibili nei conservatori erano andati da tempo. Una posizione diversa da quella di maestro di pianoforte non la posso accettare, perché per tutte le altre non sono idoneo. Quale idiota mai assumerebbe un inutile uomo con un braccio solo, quando centinaia di persone altamente qualificate, con tutte e due le braccia, se ne vanno in giro disoccupate? […] E anche se un posto ben pagato fosse disponibile, in quanto visitatore, non lo potrei prendere, perché, in quanto visitatore, ho l'obbligo di non guadagnare denaro. […] Mi hanno turlupinato.[44]


Note

Introduzione

  1. Sui rapporti con il nucleo familiare e le ascendenze ebree dei suoi membri cfr. il capitolo «Il retaggio familiare», in McGuinness (1988, pp. 1-23; trad. it. pp. 3-38).
  2. Su Menger cfr. Becchio (2009).
  3. Cfr. K. Wittgenstein (1984). Questi articoli mostrano che tale era l'ideale di Karl, da lui in realtà raggiunto, anche se i rapporti familiari e le sovvenzioni elargite dalla famiglia gli servirono come trampolino di lancio (gli investimenti furono poi ampiamente risarciti). Qualcosa di simile valse per Hermann Wittgenstein, padre di Karl, il quale ebbe gli stessi obiettivi.
  4. Gretl scrisse una volta: «I cigni di Luki sono in realtà oche», ma Luki non era affatto interessato a trovare cigni. Questo è forse un punto che chiarisce la differenza tra fratelli e sorelle.
  5. Su Catone cfr. Pope, Epistle to Dr Arbuthnot (1973, riga 209) e Virgilio, Eneide, VIII, 670. Sul rigetto dell'esoterismo cfr. la recensione di Popper, scritta da G. Ryle («Mind», 1947, pp. 167-172).
  6. Queste decisioni, per quanto riguarda la famiglia, poterono creare problemi che andavano dall'organizzazione delle feste natalizie all'adozione di appropriate reazioni fino all'«Anschluss».
  7. Cfr. in proposito l'annotazione del 29 luglio 1916 in TB (p. 78; trad. it. p. 179): «In genere si suppone che sia male desiderare per l'altro l'infelicità. Può essere corretto questo? Può cioè essere peggio che desiderare per l'altro la felicità? Sembra dipendere, per così dire, da come si desidera. Sembra che non si possa dire più di questo: Vivi felicemente!».
  8. Per uno sguardo generale sulla famiglia Wittgenstein cfr. il cap. I del mio libro (McGuinness, 1988).
  9. Lo scambio epistolare tra i familiari è stato pubblicato in una edizione precedente (GBW, 2004, 2011).
  10. Ai due lati di questa eredità, per quel che riguarda Ludwig, si accenna nel mio libro (McGuinness, 2002, pp. 160-174).
  11. Sulla corrispondenza tra la madre e Ludwig cfr. GBW. Sui riferimenti a Kurt cfr. ivi, Anmerkung 17.
  12. In una nota in cui confessa particolarmente i suoi sentimenti, Ludwig scrive: «Comprendo benissimo lo stato mentale di mio fratello Kurt. Lui era solo di un grado più sonnolento di me». Cfr. Ms 183, 125, novembre 1931 e DB, p. 62; trad. it. p. 62. Una importante menzione di Kurt si trova nel racconto di un sogno sulla disperazione e l'origine ebraica (Ms 107, 220, 12 gennaio 1930), che J.C. Nyiri (1992) ha tentato di interpretare.
  13. Cfr. la descrizione e il giudizio di Karl Menger (1994, pp. 78 sgg.).
  14. Cfr. una lettera non pubblicata di Hermine a Helene. Un interessante ritratto di Margaret è dato da Ursula Prokop (2003, pp. 83-84). La prospettiva di Prokop non sempre concorda con la mia.
  15. Cfr. il resoconto di un collega, citato in E.F. Flindell (1971, p. 107). Questo articolo presenta in modo eccellente il metodo d'insegnamento di Paul e molti aspetti della sua vita musicale.
  16. A volte, negli anni 1926-1928 in cui fu impegnato nella costruzione della casa per sorella Margaret, dette questo come suo indirizzo personale. Fu anche il periodo in cui ebbe più stretti i rapporti anche professionali con la sua famiglia.
  17. Nel 1937 prende la decisione di dover fare una confessione, e non solo a proprio nome, ma anche a nome di sua madre (cfr. DB, p. 98; trad. it. p. 99, 24 marzo 1937).
  18. Anche questa nota fu scritta in Norvegia (Ms 157a, p. 25v). Sicuramente richiama l'inizio di Anna Karenina.
  19. Cfr. FB, lettera 10, che è un altro esempio del ruolo di «mediatore» svolto da Ludwig. Cfr. Prokop (2003, p. 199).
  20. Nel 1921 Ludwig gli scrive: «Grazie mille per i "frutti del sud". Ma la cioccolata, il wurst e il formaggio non sono frutti del sud. E in generale non devi esagerare nella quantità!» (FB, lettera 66). Paul invece scrive scherzosamente che l'espressione «ben nutriti come un maestro elementare in un paesino di montagna» è diventata proverbiale (FB, lettera 44). In realtà, nel dopoguerra in Austria le condizioni furono estremamente difficili.
  21. Marguerite Sjögren (nata Respinger) riferisce, nel suo libro Granny et son temps (1982) di aver sentito in casa di Margaret nella Renngasse «la poésie de mon pays alémanique lue avec une comprehension profonde». Cfr. il famoso verso di Dante: «Galeotto fu il libro e chi lo scrisse» (Inferno, V, 137). Cfr. anche McGuinness, «Vorwort des Herausgebers», in WWK, p. 15; trad. it. p. 39.
  22. Cfr. la ristampa di questi articoli in K. Wittgenstein (1984).
  23. I certificati rivelano tuttavia che il violino era lo strumento didattico di Wittgenstein presso l'Istituto di formazione degli insegnanti.
  24. Cfr. VB, 1989, p. 2, 10.10.1929; trad. it. p. 18.
  25. Prokof'ev scrive questo in una lettera in cui fa notare che la sua musica è naturalmente una musica del XX secolo, cit. in Flindell (1971, p. 120).
  26. Cfr. la lettera di Hermine a Ludwig dell'11 luglio 1918 (FB, p. 306).
  27. In una lettera degli anni Venti. Altrettanto bene avrebbe potuto descrivere sé stesso.
  28. Cfr. la lettera a Sraffa del 14.10.1950 in WCLD, p. 468. (Joseph Banks Rhine, inventore della parapsicologia e dell'espressione «percezione extra-sensoriale»). La «Collezione dei nonsensi» è ora conservata nel Brenner-Archiv di Innsbruck. In collaborazione con Anna Coda Nunziante ne ho fatto un esame preliminare.
  29. A ciò si riferisce Hans Hahn (prof. ordinario di matematica e membro del Circolo di Vienna). Cfr. Menger (1994, p. 59). Ludwig fu informato di queste sedute del Circolo di Vienna.
  30. Cfr. FB, lettera n. 135.
  31. Cfr. il saggio di McGuinness Wittgenstein and the Idea of Jewishness (2002, trad. it. in questo vol.). Cfr. anche Stern (2001, pp. 237-272).
  32. Qui si tratta della nonna dal lato materno, e quindi essi non avrebbero dovuto essere qualificati come ebrei. Gli altri nonni si erano convertiti al Protestantesimo o al Cattolicesimo.
  33. Come riferisce Hermine nelle sue memorie (2015), Paul caldeggiò dapprima l'idea di aggiungere alla petizione un elenco di tutte le attività svolte membri della famiglia Wittgenstein con particolare riferimento al loro «aspetto ariano» e al fatto che degli undici fratelli solo uno sposò un ebreo (cosa che riguarda il matrimonio di Karl con Leopoldine, della quale soltanto il padre era di famiglia semita). Come suggeriva la petizione, un solo matrimonio misto su undici membri della famiglia costituiva nella Vienna del tempo una rarità.
  34. Cfr. la lettera a Paul del 9 gennaio 1924 (FB, lettera 97). Questa lettera termina con le parole: «Sono in forma eccellente!».
  35. Cfr. FB, lettera 137.
  36. Ursula Prokop ne dà nel suo libro una sintetica rappresentazione. Non mi è chiaro perché ella ritenga che Paul e Ludwig sarebbero stati contrari nei confronti della sopra discussa petizione. Ma forse con il tempo cambiarono opinione (Prokop, 2003, pp. 231 sgg.).
  37. Cfr. la lettera di Ludwig a Rudolf Koder del 23 agosto 1949, in Alber (2000, p. 78).
  38. Lixi era un loro nipote: Felix Salzer, noto critico musicale che allora viveva e lavorava a New York.
  39. Cfr. la lettera a Koder del 22 febbraio 1949. Secondo un'ipotesi di Ludwig non avrebbe in realtà programmato questo invito ma solo consentito a esso.
  40. Così è detto nell'ultima lettera di Ludwig a Koder del 20 marzo 1951, in Alber (2000, p. 71).
  41. È un'allusione alle parole pronunziate dal Kaiser Rudolf all'inizio del III atto: «Ich bin das Band, das diese Garbe hält, / Unfruchtbar selbst, doch nötig, weil es bindet» («Sono il legame, sono la corda che stringe il covone / sterile di per sé ma necessario poiché lega»). Lydia Oser era un'erede di zia Clara che nella famiglia ebbe sempre un ruolo importante, anche se o forse proprio per questo era rimasta nubile. Per le informazioni avute in merito ringraziamo la Signora Mariela Kuhn-Oser, lontana cugina di Lydia, ora deceduta.
  42. Si tratta di un'informazione personale fornitami da un allievo di Paul Wittgenstein.
  43. «La parola, una volta pronunciata, non può tornare indietro» (Orazio, Ars poetica, 390).
  44. «Maschile» e «femminile» vengono qui intesi come tipi ideali, come in Geschlecht und Charakter di Otto Weininger, un autore molto letto a Vienna da Paul e da Ludwig quando erano giovani. In realtà questi tipi ideali non sono strettamente connessi con le effettive differenze di sesso, e tuttavia nella famiglia Wittgenstein l'unione di tipo e realtà effettiva era considerata molto stretta.

Carteggio

  1. Moritz Nähr (1859-1945), fotografo e amico di famiglia, più vecchio dei fratelli Wittgenstein. Veniva ingaggiato soprattutto dalla zia di Wittgenstein, Clara. Opera sua è una serie di foto sia di famiglia, sia della casa in Kundmanngasse. Nähr è inoltre autore di diversi ritratti di Ludwig Wittgenstein. Alla Hochreit ci sono ancor oggi parecchi album di famiglia con foto di Nähr.
  2. Dopo aver lasciato il suo alloggio presso la famiglia Sjögren, Ludwig viveva temporaneamente presso la famiglia Hänsel.
  3. Josef Labor (1842-1294), compositore e organista boemo. Trasferitosi a Vienna nel 1868, fu amico della famiglia Wittgenstein.
  4. Franz Behrends (1863?-1923), clarinettista solista dei Wiener Philarmoniker, presso il quale Wittgenstein prese lezioni per un breve periodo.
  5. Presumibilmente il quintetto per fiati in re maggiore che venne eseguito il 4 maggio. Quel giorno era al pianoforte Marie Baumayer.
  6. Marie Baumayer (1851-1931), maestra di pianoforte e concertista, aveva studiato con Clara Schumann. Marie Baumayer era un'apprezzata musicista da camera, che si guadagnò una reputazione prevalentemente per il fatto di essere stata tra le prime esecutrici delle opere di Johannes Brahms. Era amica intima della zia di Ludwig e Paul Wittgenstein, Clara.
  7. Louise von Alt, figlia del pittore Rudolf von Alt (1812-1905). Costei regalò a Hermine il ritratto di un volto femminile di suo padre, noto per lo più come vedutista e autore di paesaggi urbani.
  8. Fritz Scholz (nato nel 1889) fu compagno di prigionia di Ludwig Wittgenstein in Italia a Montecassino. Dopo la prigionia frequentò ancora per breve tempo il ginnasio.
  9. Anton Groller (morto nel 1945), amministratore del patrimonio e consigliere della famiglia Wittgenstein, particolarmente apprezzato nel periodo di difficoltà del 1938-39, quando Paul Wittgenstein si recò con lui a Berlino e in America.
  10. Max Feilchenfeld (1852-1922) negli anni Novanta dell'Ottocento era direttore della banca boema Escompte-Bank, che impegnò a sostegno di Karl Wittgenstein nell'industria dell'acciaio. Dopo che la Società Escompte della Bassa Austria ebbe acquisito la banca boema, Feilchenfeld ne diventò direttore e continuò la propria alleanza con la Società praghese dell'industria del ferro di proprietà di Karl Wittgenstein.
  11. Wilhelm Kux, direttore, come Feilchenfeld, della Società Escompte della Bassa Austria.
  12. Ludwig Grodzinsky, ufficiale d'artiglieria del Reggimento d'Artiglieria da Fortezza 2, al quale fu assegnato anche Wittgenstein quando il 9 agosto 1914 arrivò a Cracovia.
  13. Poco prima Wittgenstein si era trasferito da Hassbach o da Neukirchen a Puchberg; qui fa però riferimento a un trasloco all'interno di Puchberg.
  14. La signorina Staake, pianista, era spesso a casa Wittgenstein per suonare a quattro mani con uno dei membri della famiglia.
  15. Rosine Menzel, molto amica di Josef Labor nonché dei Wittgenstein, suonava prevalentemente come accompagnatrice.
  16. Presso Ludwig Hänsel e la sua famiglia, in Krienhubergasse 25, 1050 Vienna. Ludwig Hänsel (1886-1959), professore di ginnasio, aveva fatto la conoscenza di Ludwig Wittgenstein durante la prigionia al termine della guerra. I due rimasero amici per tutta la vita.
  17. Pentecoste cadeva il 20 maggio 1923.
  18. Ludwig e Paul Wittgenstein si scambiavano spesso le loro opinioni su insensati ritagli di giornale. In questo caso si tratta per esempio di un ritaglio sullo spiritualismo.
  19. Wittgenstein cercava la melodia di Zum neuen Jahr (Per l'anno nuovo) di Eduard Mörike (cfr. lettera 98). Senza dubbio si tratta di “Qui dove ride l'aura” nel duetto d'apertura dell'opera di Salieri Axur, re d'Ormus.
  20. In verità Mörike scrive a proposito dei suoi versi: «Melodie aus Axur» («Melodia da Axur»). Forse un refuso o una svista nella trascrizione del manoscritto, e quindi il passaggio da “aus” a “an” (N.d.T.).
  21. Il titolo originale della poesia è Zum neuen Jahr:

    1) Wie heimlicherweise
    Ein Engelein leise
    Mit rosigen Füßen
    Die Erde betritt,
    So nahte der Morgen.
    Jauchzt ihm ihr Frommen,
    Ein heilig Willkommen,
    Ein heilig Willkommen!
    Herz, jauchze du mit!

    2) In Ihm sei's begonnen,
    Der Monde und Sonnen
    An blauen Gezelten
    des Himmels bewegt.
    Du, Vater, du rate!
    Lenke du und wende!
    Herr, dir in die Hände
    Sei Anfang und Ende,
    Sei alles gelegt!

    (N.d.C.).
  22. Probabilmente si tratta del volume di Hermann Hieber, Eduard Mörikes Gedankenwelt [Il pensiero di Eduard Mörike], Strecker & Schröder, Stoccarda 1923, oppure del lavoro di Franz Schnaß, Erläuterungen zu Mörikes Dichtungen [Esegesi delle poesie di Mörike], Schöningh, Paderborn 1911.
  23. Rudolf Julius Koder (1902-1977), maestro elementare e in seguito dirigente scolastico. Fece la conoscenza di Ludwig Wittgenstein durante il periodo in cui questi insegnava a Puchberg. Koder rimase sempre amico di Ludwig e dell'intera famglia.
  24. Ludwig insegnò dall'autunno 1924 alla primavera 1925 a Otterhal. Forse si incontrò con Koder a Puchberg, dove almeno con il canonico aveva un buon rapporto, come testimoniano diverse lettere relative a piccole donazioni alla chiesa.
  25. Lettera non datata, ma scritta evidentemente quando Ludwig era a Vienna, probabilmente nel 1928, in occasione di un'inaugurazione musicale della casa in Kundmanngasse.
  26. Vilma Oberleithner, moglie di Max von Oberleithner.
  27. Max von Oberleithner (1868-1935), compositore d'opere. Fra le sue opere Der einsame Heiland (Il Salvatore solitario).
  28. La famiglia Chiari era una famiglia di medici a Vienna, di cui l'esponente più noto fu probabilmente il laringologo Ottokar von Chiari (1853-1918).
  29. Non è chiaro se si tratti di compositore reale o fittizio.
  30. Probabilmente un altro dono di Paul.
  31. Bassia Moscovici, compagna di Paul Wittgenstein, morì di cancro il 22 aprile 1932 in Kundmanngasse, curata nella fase terminale da Margarete Stonborough.
  32. Si tratta di una fotografia di una statua di Einstein presso il portale della cattedrale di St. John the Divine a New York. Paul Wittgenstein inviò questa foto a Ludwig, che la aggiunse alla sua raccolta di Nonsens. [Diversamente da quanto scrivono i curatori dell'edizione tedesca, la «Rockefeller-Kirche» a cui fa riferimento la didascalia del giornale illustrato non è St. John the Divine, ma la Riverside Church. La cattedrale di St. John the Divine contiene effettivamente un'effigie scolpita di Einstein, che però è stata realizzata solo nel 2001. I curatori dell'edizione italiana sono grati a Joseph Wang-Kathrein dell'Istituto di ricerca Brenner-Archiv dell'Università di Innsbruck per aver segnalato loro questo errore (N.d.C.).]
  33. I Nibelunghi di Friedrich Hebbel (1862) erano noti a Ludwig (e quindi anche a Paul) fin dai tempi della scuola. La tragedia è dedicata alla moglie dello scrittore, Christine Enghaus (Engehausen), nota attrice, che nella prima rappresentazione interpretò i ruoli di Brunilde e Crimilde. La tragedia inscena l'autodistruzione degli antichi ideali germanici, tanto che la loro eliminazione da parte del Cristianesimo forse non è tanto sorprendente come invece trova Paul.
  34. Herbert Spencer, Education: intellectual, moral, and physical, Williams and Norgate, Londra 1861.
  35. Lafcadio Hearn (1850-1904), scrittore. Nelle sue opere descrive soprattutto usi e costumi tradizionali del Giappone. Hearn paragonava il Buddhismo, al quale alla fine si convertì, alla filosofia di Herbert Spencer (tesi che fu aspramente criticata dai filosofi di professione).
  36. Concetto della dottrina del sillogismo secondo il quale il concetto mediano ha un doppio significato, per cui la conclusione è inammissibile.
  37. Sono tutti titoli di altre tragedie di Hebbel, mentre Nathan il saggio è un'opera teatrale di Lessing.
  38. Con queste parole [“genuch & übergenuch” anziché “genug & übergenug” (N.d.C.)] Ludwig imita la dizione di un pastore protestante (piuttosto sassone che viennese), come talvolta soleva fare suo padre.
  39. Allegato alla lettera fu inviato un opuscolo dal titolo Loquimur latine!, che contiene esempi di colloqui in latino nei tempi moderni. Lettera e opuscolo sono conservati nella raccolta di Nonsens. Paul vi sottolineò in rosso i passi che riteneva particolarmente assurdi.
  40. Cartolina in risposta alla lettera 152. «Per la gigantesca scemenza che mi hai mandato ti ringrazio molto [“ageo” sta per “ago”]. La stoltezza non ha limiti [letteralmente: “il limite della stoltezza è sconosciuto”]. L'inconsistenza dei cervelli fa paura ogni giorno di più [“expavescit” significa propriamente “si spaventa”]». Ludwig usa la parola “calceus” (“calzatura”) perché Paul aveva chiamato “Stiefel” (“stivale”) la “scemenza” allegata alla sua lettera (N.d.C.).
  41. Ludwig Hänsel.
  42. S'intende un'istanza, preparata dalla famiglia, rivolta alle autorità nazionalsocialiste per ricevere un trattamento di favore nell'ambito delle leggi razziali in vigore. A motivazione si rinviava alla storia della famiglia dalla metà dell'Ottocento.
  43. Nel giugno 1938 le autorità nazionalsocialiste introdussero una serie di ordinanze per privare gli ebrei delle loro proprietà.
  44. Paul scrisse questo memorandum in inglese. Probabilmente doveva essere letto soprattutto da Ludwig.

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